lunedì 25 gennaio 2016

Le stanze buie

Francesca Diotallevi

Titolo: Le stanze buie
Autore: Francesca Diotallevi
Editore: Mursia
Prima edizione: settembre 2013
Pagine: 390
Prezzo: cartaceo - € 22,00
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Alla morte dello zio che ha sempre sostenuto economicamente la sua educazione, Vittorio Fubini è chiamato a prenderne il posto come maggiordomo presso Villa Flores, a Neive. Rispettare le volontà dello zio è doloroso e non coincide con i desideri di Fubini, ma il dovere e la rispettabilità sono le sue priorità.

Mi guardai intorno, piuttosto sconfortato, mentre la pioggia iniziava a inzupparmi la giacca e, per un istante, mi chiesi se non sarebbe stato più semplice risalire sul treno e lasciare che mi riportasse indietro.

Al suo arrivo a Villa Flores, sono le condizioni in cui versa la casa a sorprendere Fubini: cupa, impolverata, si trova in uno stato d'abbandono quanto mai lontano dall'immagine che si era fatto dello zio, il signor Musso.
Affermare la propria posizione e il proprio ruolo alla Villa, si rivela presto più complicato del previsto. Compiacere il conte Flores è uno dei tanti compiti di un buon maggiordomo, ma Fubini, benché determinato a dimostrarsi competente e all'altezza delle aspettative, si ritrova a gestire una situazione matrimoniale delicata: la signora Flores è una donna stravagante con passioni e valori inappropriati per una nobildonna. Inoltre il suo attaccamento a Nora, la figlia, rappresenta uno dei principali motivi di scontro tra i coniugi.
Oltre che con la palese ostilità del primo cameriere, Fosco Abelli, un personaggio viscido, Vittorio deve fare i conti anche con i segreti racchiusi tra le mura di Villa Flores. Ci sono segreti, però, che, anche se opportunamente taciuti e messi sotto chiave, non vogliono restare tali. Tra una fugace dama bianca, campanelli collegati a stanze in disuso che suonano nel cuore della notte e vecchie ninna nanne, è Vittorio che cercherà di mettere insieme i cocci di un passato che sembrava dimenticato.

Ho iniziato a leggere Le stanze buie verso la metà di novembre, ma per varie ragioni, non ultima la vita, l'ho finito da poco. Nonostante la lettura si sia dilungata più di quanto non fosse realmente necessario e io abbia avuto modo di leggere altri libri nel frattempo, il romanzo della Diotallevi mi è davvero piaciuto.
Nel romanzo della Diotallevi passato e presente si mescolano, senza strappi, in una soluzione di continuità tra i ricordi del protagonista e lo scorrere del tempo. Il prologo si apre in una casa d'aste di Torino nel 1904, rivelando fin da subito che nelle pagine a seguire è nascosto un segreto che pesa sulla coscienza di Vittorio Fubini. Il capitolo successivo si immerge, però, nel passato, tornando al 1864, quando Vittorio Fubini lasciò Torino per Neive.
Senza lasciare quell'anno la narrazione prosegue con linearità, aggrappandosi, tuttavia, a un mistero che affonda le sue radici in tempi più remoti e si arricchisce di fenomeni paranormali.
La Diotallevi non si smarrisce mai nelle pieghe della trama e ne intreccia i fili con un'abilità, che mi ha impedito di ricordare di trovarmi davanti a un romanzo d'esordio.
Lo stile ricercato, che non eccede mai in barocchismi, mi ha conquistato senza difficoltà, complici il mio debole per le prose più ricche e il gusto della Diotallevi per la misura. La grande attenzione per il dettaglio emerge nella realizzazione di un'ambientazione realistica e credibile, che rivela lo studio che deve aver preceduto e accompagnato la stesura.
Lontana dai ritmi serrati dei romanzi di altro genere, la narrazione si dipana con naturale e necessaria lentezza fino alla sferzata di risvolti che rendono più concitata la lettura. La placidità del ritmo narrativo contribuisce a evocare l'atmosfera di Villa Flores, dove tutto sembra in attesa della rivelazione finale, e si adatta alla voce narrante, Vittorio Fubini.
Non avevo mai preso in considerazione la possibilità di entrare in sintonia con un maggiordomo e per la prima metà del romanzo non avevo fiducia che potessi riuscirci con Vittorio Fubini che si presenta al lettore come un uomo ormai fatto, con un'identità e un'indole già formate. È un personaggio a cui non occorrono sviluppi, sebbene nel corso della lettura l'idea che me ne ero fatta ha subito graduali trasformazioni.
D'altra parte è Fubini stesso a scoprirsi diverso e con lui il lettore conosce un uomo nuovo, più complesso, interessante e vivo.
Altrettanto ben delineati sono gli altri personaggi principali. Difficile non rimane incantati da Lucilla, una figura femminile a suo modo forte, piena di vita eppure prigioniera di una vita e di un tempo che forse non le appartengono. E come non lasciarsi intenerire dalla piccola Nora?
Eppure sono secondari i personaggi che provano tutta l'abilità della Diotallevi e che, se Le stanze buie fosse un film, sarebbero in lizza come migliori attori non protagonisti, ma per evitare spoiler, non farò nomi. Potrete scoprire a chi mi riferisco, leggendo voi stessi il romanzo, comprendendo anche l'importanza della caratterizzazione dei personaggi nello sviluppo narrativo.
Romanzo che consiglio e che spero di potermi regalare presto, Le stanze buie è entrato con ogni diritto tra i miei preferiti.
Francesca Diotallevi è, senza ombra di dubbio, un'autrice che merita di essere tenuta d'occhio ed è per questo che Amedeo, je t'aime, pubblicato nel 2015 per Mondadori, è appena entrato nella mia tbr.

Il mio voto

4 specchi e mezzo

Amaranth

6 commenti:

  1. Concordo con quello che hai scritto! Le stanze buie è stato per me il miglior libro letto nel 2014 ed Amedeo uno dei migliori letti nel 2015! Francesca non ti deluderà!! Io attendo impazientemente la prossima uscita con Neri Pozza1 *_*

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    1. Una nuova pubblicazione? Mi era sfuggita! Trovo informazioni da te? ^^

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    2. Francesca nel 2015 ha vinto il concorso Neri Pozza sezione giovani e tra qualche mese dovrebbe uscire il suo nuovo romanzo! Non vedo l'ora!

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    3. Oh! Complimenti a Francesca e grazie a te :)

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  2. Questo libro l'ho sempre un po' snobbato, ma mi hai fatto cambiare idea!!!! *_*

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