lunedì 19 maggio 2014

Quando il libro diventa film: La vita di Adele

Dopo aver letto Il blu è un colore caldo e avervene parlato (qui), ero decisa a guardare La vita di Adele, il film ispirato alla graphic novel. Prima di iniziare la visione, però, ho preferito fare una veloce ricerca su internet e leggere qualche opinione. Non è una prassi che seguo solitamente, ma è stata fondamentale per determinare il mio approccio al film.
Innanzitutto mi è servito per chiarire che La vita di Adele è ispirato alla graphic novel e non ne rappresenta la trasposizione cinematografica; di conseguenza aspettarsi una corrispondenza tra il film e il libro sarebbe stato ingenuo. Alla luce di questo, però, è necessario riconoscere che la trama filmica è molto più aderente al libro di altre bruttissime trasposizioni che specificano di essere tratte.
Adele (questo il nome della protagonista, che nel libro si chiama Clémentine) frequenta l’ultimo anno di liceo in una città francese. Il film si apre proprio sulla ragazza che tenta di raggiungere il pullman. È questione di un attimo: il caseggiato, la luce, la ripresa sono così perfette che sembra quasi che i disegni della Maroh abbiano preso movimento.
Sul pullman Adele parla con Thomas e, spinta dalle amiche, inizia a frequentarlo. Un pomeriggio, però, il suo sguardo si posa su una ragazza dai capelli blu. Da quel momento la sua vita inizia a cambiare: si ritrova a sognarla, la sua relazione con Thomas finisce. Ritroverà la ragazza dalla chioma blu in un locale per lesbiche: si chiama Emma.
Non mi sembra necessario approfondire ulteriormente, anche se già tutti sappiamo che la relazione tra Adele ed Emma evolverà.
L’interpretazione delle due attrici protagoniste è davvero emozionante, sicuramente un punto forte del film: riescono a restituire un’intensità all’amore che perdura nello spettatore e a tenerlo incollato allo schermo per tutti i 180 minuti.
Sforzandomi di trovare una pecca, non ho molto apprezzato la resa dell’ostilità dei compagni di classe di Adele davanti all’omosessualità: è molto edulcorata e i toni sono un po’ smorzati.
La maggior parte delle critiche degli esperti si concentra sulle scene di sesso. Per lo più sono considerate scandalose e inopportune: secondo alcuni sono troppo dettagliate e troppo lunghe; altri le hanno considerate come la parte peggiore del film. Io, invece, non mi colloco né tra le opinioni più negative né tra quelle più entusiaste.
È necessario commentare le scene di sesso? Sì, perché sono centrali: fondamentali nel film quanto nella graphic novel. Già quest’ultima lasciava poco spazio all’immaginazione; la pellicola aggiunge movimento e, di conseguenza, la sequenza è più incisiva. Tuttavia, non posso negarlo, mi sono imbarazzata: vuoi per quel tabù sociale cui è difficile sottrarsi, vuoi per la scena in sé che, in effetti, è molto particolareggiata. Il rapporto saffico, però, non mi ha fatto arrossire più di quanto non abbia fatto la più breve sequenza della notte di sesso tra Adele e Thomas.
Sebbene abbia già specificato l’inutilità del paragone tra il film e il libro, mi prendo la libertà di dare un consiglio: leggete la graphic novel, prima di guardare La vita di Adele e se avete già visto il film, cercate di recuperare la lettura. Ognuno dei due vive bene senza l’altro, ma trovo che l’opera di Kechiche completi quella della Maroh: ciascuno ha accolto aspetti della vita e dell’amore diversi, soprattutto per la sensibilità narrativa, ma ugualmente reali.

Amaranth

2 commenti:

  1. Spero di recuperare la graphic novel. Ho trovato il film bellissimo. Uno dei migliori dello scorso anno, veramente. Le protagoniste sono strepitose: i lolo ruoli li vivono. La Seydoux - che di solito è di una bellezza impressionante - mette da parte il suo aspetto fisico da modella per una prova veramene viscerale; la collega con quel cognome greco che non imparerò mai è una scoperta - ed è del '93. Ha vent'anni! Ti dirò, io le scene di omofobia le ho trovate un po' eccessive, non edulcorate: probabilmente nelle scuole le cose vanno così, probabilmente vanno pure peggio, però le reazioni dei compagni - davanti alla comparsa della ragazza "in blu" - mi sono sembrate fuori luogo. Nemmeno nel mio paese minuscolo, davanti a un look stravagante, nessuno si sarebbe scandalizzato più di tanto. Loro, subito a fare supposizioni. Le scene di sesso non mi hanno scandalizzato per nulla, anche perché le protagoniste sono oggettivamente bellissime, anche da guardare, ma anch'io ero in imbarazzo. Ho visto il film a pezzi, aspettando che i miei non fossero a casa. Ricorderò a vita la sfuriata di Emma e il loro ultimo incontro al bar. Scene grandiose. Tra l'altro, mi sa che sono uno dei pochi ad aver apprezzato di più la seconda parte: ha una maturità che la rende meglio ancora. :)

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    1. Non posso che essere d'accordo: non sapevo che Adèle (chiamiamola per nome perché il cognome è davvero impossibile) fosse tanto giovane!
      Io mi riferisco alle scene successive all'arrivo di Emma davanti a scuola, anche se i capelli blu di certo non posso essere sintomo di qualcosa (nella graphic novel viene fatta un'uguale considerazione). Piuttosto penso alle reazioni successive, quando si scopre che Adele è stata in un locale per lesbiche. C'è una lite verbale piuttosto forte, ma i toni vengono smorzati.
      La sfuriata di Emma è stata una delle scene più belle. Quanto alla seconda parte è davvero diversa dal libro e offre lo spazio per una riflessione che davvero è più matura.

      p.s. Avrei dovuto guardarlo a pezzi anch'io XD

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