Recensione: “L'ora dei Dannati. L’Abisso” (La trilogia dei dannati#1) di Luca Tarenzi

Avevo in mente di inaugurare l’anno con uno sproloquio sui miei progetti di lettura ma, fuori programma nell’assenza di programmi, ho deciso di consigliarvi un romanzo . Quale che sia stato il vostro rapporto con Dante e la sua Divina Commedia, che siate ancora impegnati nella lettura e nello studio o abbiate deciso, a distanza di anni, di rileggerla senza il condizionamento di figure retoriche e interrogazioni, dovreste prendere in considerazione l’ultimo romanzo di Tarenzi: un viaggio attraverso l’Inferno, di nuovo in compagnia di Virgilio, come lo avete immaginato e come non avete osato farlo. Un romanzo ambizioso come l’evasione dall’Inferno, omaggio al poema dantesco e all’amicizia, inno di ribellione e un’altra risposta (o altre risposte) alla domanda: chi sono i mostri? Titolo: L'ora dei Dannati. L'Abisso Autore: Luca Tarenzi Prima edizione: Giunti - 28 ottobre Pagine: 416 Prezzo: cartaceo - € 16,00; ebook - € 9,99 Link d'acquisto

Recensione: “Breve storia della letteratura rosa” di Patrizia Violi

pistillo hybiscus letteratura rosa

Ho paura dei romanzi rosa.
L’ho detto.
Ho provato con mille giri di parole, ma la via più semplice si rivela quasi sempre la migliore. E quindi, sì, ogni volta che prendo in mano un romanzo rosa di un autore che non conosco, mi ci accosto con diffidenza. Ciò che temo è il cliché.
O almeno, così credevo.

copertina breve storia della letteratura rosa

Titolo: Breve storia della letteratura rosa
Autore: Patrizia Violi
Prima edizione: Graphe.it - 15 maggio 2020
Pagine: 90
Prezzo: ebook - € 2,99; cartaceo - € 8,00
Link d'acquisto

Non si legge rosa impunemente. Quando si confessa la lettura di un Harmony, un suo discendente o persino la predilezione per il genere, ci si aspetta quanto meno un sorrisino di sufficienza.
La letteratura rosa è considerata una subcategoria, una lettura adatta alle casalinghe annoiate (ma si annoiano veramente?), priva di importanza e di valore, appena degna dell’ombrellone. Eppure, il rosa vende e si legge. Eppure, bisognerebbe rendersi conto che non è diverso dagli altri generi e tra risultati trascurabili e mediocri, ci sono romanzi di qualità. Persino grandi classici.
Breve storia della letteratura rosa ripercorre la storia del romanzo rosa a partire da Cenerentola, archetipo per eccellenza, fino ad arrivare a Spring Girls.
Patrizia Violi si sofferma sulle svolte e sulle trasformazioni del genere, analizzando le risposte del pubblico e raccogliendo i commenti degli autori di romance. Attraverso poche ma densissime pagine, Violi si sofferma sulle tappe principali della letteratura rosa rivelando una storia tutt’altro che statica e cristallizzata.
I romanzi rosa non si limitano a proporre una variante della donna povera ma virtuosa e bellissima che trova il riscatto nell’amore di un uomo nobile, di un principe o un ricco dirigente. Raccolgono le istanze sociali, raccontando che non soltanto l’amore sarà raggiunto, ma anche i sogni e le speranze che lo accompagnano e hanno il sapore della felicità.
Violi dà, dunque, spazio alla dimensione del sogno che Bertola, Spinoni, Sveva Casati Modigliani e altri autori affrontano bilanciando l’offerta di un conforto con la ricerca di soluzioni possibili a problemi reali.
Se è vero che ognuno tira acqua al proprio mulino, Violi non si lascia andare a una facile perorazione e se dal primo rosa del sogno e della virtù strumentalizzabile può prendere le distanze, raccontando declinazioni sempre più attuali, descrive anche le involuzioni del genere e, mettendone in luce i limiti, riesce a restituire dignità all’intero genere.
La storia dell’editoria mi appassiona e pertanto ho letto con un interesse particolare il saggio di Violi: vi ho trovato un’accuratezza che mi ha sorpreso pensando al numero ridotto delle pagine. Nondimeno risulta ovvio che molto altro si potrebbe dire e approfondire, ma rimane una Parva preziosa per supportare la propria conoscenza.
Leggere Breve storia della letteratura rosa ha innescato in me una serie di riflessioni che vanno dalla idea curiosamente stereotipata che ho/avevo del genere alla narrazione che si fa della letteratura di massa e soprattutto del romance.
Il breve saggio di Patrizia Violi mi ha aperto gli occhi: ho realizzato che persino nei testi universitari ho trovato l’espressione sottotraccia di un giudizio negativo verso i romance: ma bisogna riconoscere che fotoromanzi e Harmony hanno incentivato la diffusione della lettura.
Lo so: messa così sembra una gran cosa, il riconoscimento di un merito, se non fosse che un’avversativa nasconde tutte le insidie che si legano alla rappresentazione della donna e alle possibilità intellettuali che le vengono riconosciuti. Si carica dietro le risatine, i sorrisi di circostanza e persino gli imbarazzi di un disprezzo storico che così bene si incarna nella definizione di «casalinga di Voghera».
Viene il dubbio che lo scherno non nasconda la paura verso un pericolo: quello della lettrice che scopre di non essere troppo diversa dalla protagonista, che decennio dopo decennio ha saputo raggiungere i propri obiettivi.
Ho già consigliato Breve storia della letteratura rosa ad alcune mie amiche e lo consiglio sinceramente a tutti. È un saggio breve, ma esaustivo e stimolante, che merita considerazione.
Ringrazio Graphe.it per avermi omaggiato una copia del libro.

Il mio voto

4 specchi e mezzo


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Commenti

  1. Questo mi interessa veramente molto, e già la tua recensione mi ha fatto pensare che - in un certo senso - la letteratura rosa somiglia a quella fantasy: guardati con sufficienza dalla letteratura "vera", e quando a farne parte è un romanzo estremamente valido, subito si va a cercare di tirarlo fuori per inserirlo in una categoria ritenuta più dignitosa.

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    1. Ho pensato anch'io alla letteratura fantasy, ma probabilmente buona parte del discorso si può attribuire a tutta la produzione di massa e, quindi, più commerciale. La tendenza a riorganizzare le etichette, in effetti, sarebbe interessante da sviluppare soprattutto oggi dove la promiscuità di generi sembra una caratteristica fondamentale (non che mi dispiaccia).

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