Recensione: "Maus. Racconto di un sopravvissuto" di Art Spiegelman

Non era in programma, ma viene consigliato così spesso e caldamente che quando ho visto il secondo volume sull’espositore tematico della biblioteca, non ho resistito e ho aggiunto i due libri al prestito.
Maus è un graphic novel complesso e senza tempo: al di là delle tematiche trattate, che saranno sempre attuali, anche la resa grafica è innovativa, forse più di alcune opere recenti.

recensione maus spiegelman

Maus fu originariamente pubblicato in due volumi, Mio padre sanguina storia e E qui cominciarono i guai, e successivamente riedito in un unico libro. Nonostante abbia deciso di proporre un unico commento, ho letto l’edizione originale in due parti e vi consiglio, per poter entrare maggiormente in sintonia con la struttura narrativa, di fare altrettanto o almeno tener presente questo particolare.

copertina maus art spiegelman

Titolo: Maus. Racconto di un sopravvissuto
Titolo originale: Maus I: A Survivor's Tale: My Father Bleeds History
Autorə: Art Spiegelman
Traduttorə: Cristina Previtali ( Ranieri Carano per le edizioni Rizzoli)
Prima edizione italiana: Rizzoli, Milano Libri - marzo 1989
Prima edizione: Pantheon - 12 agosto 1985
Pagine: 292
Prezzo: cartaceo - € 20,00
Link d'acquisto

Dopo Auschwitz, in un oggi che una ricostruzione condotta dall’autorə stessə all’interno del fumetto permette di datare tra il 1978 e il 1979, Art Spiegelman raccoglie le memorie del padre Vladek sulla persecuzione e i campi di lavoro e sterminio nazisti.
La narrazione si struttura come un racconto dentro il racconto, alternando l’esperienza di Vladek al rapporto tra padre e figliə nel presente.

La definizione di novel mi sembra riduttiva per l’opera di Spiegelman perché è, a tutti gli effetti, la registrazione di una testimonianza e ha, dunque, valore biografico e autobiografico. Spiegelman inserisce anche se stesso nella rappresentazione, raccontando la costruzione della sua opera, dalle fasi di registrazione delle memorie del padre all’elaborazione artistica con la formulazione della metafora che caratterizza la narrazione.
Infatti, l’autorə sceglie di dare sembianze animali ai personaggi, sviluppando un parallelismo che oppone i topi ebrei ai gatti tedeschi e pone in una zona intermedia i maiali polacchi, ora collaboratori nazisti ora oppositori.
In Maus, accanto alla narrazione dell’esperienza della persecuzione e della deportazione, coesistono due piani: uno metanarrativo, che vede l’autorə partecipe e protagonista, e l’altro metaletterario, in cui vengono descritti i processi dell’ideazione. La convivenza delle due dimensioni comporta una parziale fusione, che l’autorə cerca di sciogliere attraverso la rappresentazione di se stesso ora come topo ora come uomo che indossa una maschera da topo.
D’altra parte, questa soluzione denuncia anche la difficoltosa percezione della propria identità: come la madre e il padre, Art Spiegelman è ebreo ma non ha condiviso la drammatica esperienza nazista. Emergono, quindi, due tematiche ricorrenti nella narrazione della Shoah: da una parte, quella del senso di colpa del sopravvissuto e, dall’altra, l’effettività della sopravvivenza.
Spiegelman riesce ad affrontare entrambe, descrivendo il doloroso processo che egli stesso ha dovuto attraversare per poter trovare le proprie fondamentali risposte.
A proposito della dimensione metanarrativa, ho trovato interessante una tavola del secondo volume in cui l’autorə viene assalito da giornalisti e critici che aspettano la pubblicazione del nuovo libro, aumentando lo stato d’ansia dell’autorə.
In una sequenza, squisitamente metalettararia, Spiegelman espone la difficoltà di “ridurre” la testimonianza del padre e l’Olocausto tutto a un fumetto arrivando a spiegare così la scelta di eliminare ogni filtro edulcorante.
Ed è l’onestà che impedisce all’autorə di dare un’immagine migliore di se stessə o del padre: non sono due figure eroiche, per le quali si riesce a provare empatia ma non simpatia. In particolare, la descrizione del loro rapporto, dalle risposte aspre di Art ai modi esasperanti e burberi di Vladek, è senza dubbio scomoda ma estremamente sincera.
Sebbene mi sia dilungata su aspetti stilistici e strutturali, Maus è stata una lettura toccante che risuonerà in me nel tempo. A dispetto di quanto sia immaginabile pensando a un graphic novel, ho vissuto la stessa sensazione di impotenza e incredulità che ha suscitato in me Se questo è uomo.
Maus è un graphic novel denso che riesce a raccontare l’irriducibilità di Auschwitz, seppure attraverso una rappresentazione artistica inusuale, e a dare spazio alle sue conseguenze.
Da leggere senza esitazioni.

Il mio voto

5 specchi e lode


Commenti