venerdì 7 dicembre 2018

Fiabe per robot

Recensione di Fiabe per robot di Stanislaw Lem

Stanislaw Lem

[…] in tutto il Cosmo la materia è sempre una sola e non è lei che bisogna temere.

copertina Fiabe per robot stanislaw lem

Titolo: Fiabe per robot
Titolo originale: Bajki robotów
Autore: Stanislaw Lem
Traduttore: Marzena Borejczuk
Prima edizione italiana: Marcos y Marcos - 20 ottobre 2005
Prima edizione: 1964
Pagine: 198
Prezzo: -

Non ricordo come sia arrivata a Stanislaw Lem e cosa mi abbia spinto a leggere proprio le sue Fiabe per robot. Forse credevo che sarebbe stato un primo impatto morbido: in fondo, si tratta di fiabe e anche se non sono state scritte per noi, mollicci pallidoni, mi avrebbero potuto dare un’idea dell’autore senza impegnarmi troppo.
Spoiler: mi sbagliavo. La caratura di Lem non può passare inosservata; quanto al resto, si tratta di fiabe di spessore che richiedono concentrazione e offrono in cambio insegnamenti e, già è ovvio, riflessioni.
Nei dodici racconti l’essere umano non è messo al bando, ma è nemico e giammai protagonista. Gli eroi, i re, i saggi, i consiglieri, persino i mostri e le principesse sono robot, macchine elettroniche o guerrieri di cristallo e metallo.
Se riducessi le fiabe di Lem a racconti della buonanotte in cui i draghi sono elettrodraghi costruiti per errore da una macchina da guerra e le principesse cadono addormentate perché hanno perduto la chiave con cui si possono ricaricare, sarei ingiusta e mentirei.
I C’era una volta, il dettato orale, la semplicità delle forme e l’ironia che rende le situazioni buffe consentono la lettura accessibile anche ai bambini: io sono convinta di aver già incontrato Lem in una delle antologie scolastiche. D’altra parte, se non gli Argentinidi o gli Argonautici, sono gli adulti a poter godere maggiormente delle considerazioni e delle conoscenze che l’autore inserisce con eleganza nei suoi racconti.
Che cosa mai potranno avere da spartire la matematica, la fisica e una fiaba? Prima delle Fiabe per robot non avrei immaginato che, invece, anche le nozioni più complesse potessero trovare posto in un racconto fiabesco ed esserne parte fondante, regola esistenziale dell’universo descritto.
Così Lem spiega le reazioni chimiche, l’aggregazione degli atomi e la loro dissoluzione: la precisione scientifica è la base di ogni storia. Le origini dell’Universo, delle popolazioni e di altre creature si sviluppano seguendo il mito, ma il loro cuore pulsante è la scienza che permette a ogni elemento di esistere ed eventualmente mutare.

La scienza spiega il mondo, ma solo l’arte può riconciliarci con esso. In fin dei conti che cosa sappiamo di certo sulla nascita del Cosmo? Una simile lacuna della conoscenza può essere colmata solo da miti e leggende.

Le Fiabe per robot, però, non si limitano a indagare le origini e le cause del reale, sono occasione di introspezione per i personaggi e i lettori, di considerazioni filosofiche, sociali e religiose, anche se spesso celate dietro la storia narrata. D’altra parte, come ogni fiaba che si rispetti, anche quelle di Lem volgono verso l’insegnamento di una morale o di valori preziosi.
Se la cifra distintiva dell’autore si può individuare nella vastità della materia a cui attinge e che coniuga armoniosamente, le sue storie sono ammantate d’incanto e poesia. La magia fiabesca è controbilanciata da una sottile vena ironica con cui sembra che il narratore pungoli i lettori quanto i suoi personaggi.

Su Attinuria abitava un giovane inventore, di nome Pirone, che sapeva filare fili di platino così sottili da ricavarne reti per pescare le nuvole.

Per quanto abbia ammirato la ricchezza di cui sono intessute le fiabe e mi sia anche divertita, i nomi dei protagonisti, dei materiali e la stessa complessità che coglievo sono state di ostacolo a una lettura leggera e piacevole. Forse non è una raccolta da leggere in un’unica soluzione e ogni racconto merita tempo per essere apprezzato fino in fondo.

«Dimmi» chiese la macchina «come si chiama quel luogo che non ha pareti, né muri, e nemmeno inferiate, ma dal quale nessuno è mai uscito né uscirà?»

Il mio voto

3 specchi e mezzo


Amaranth

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