Bay City (Takeshi Kovacs #1)

Recensione di Bay City (Takeshi Kovacs #1) di Richard K. Morgan

Richard K. Morgan

Povera morte, avversario inerme per le possenti tecnologie del carbonio alterato, dell’immagazzinamento e recupero dei dati schierate contro di lei. Un tempo vivevamo nel terrore del suo arrivo. Oggi flirtiamo spudoratamente con la sua grave dignità, ed esseri come quelli non la lasciano entrare nemmeno dall’ingresso di servizio.

copertina altered carbon

Titolo: Bay City (Takeshi Kovacs #1)
Titolo originale: Altered Carbon (Takeshi Kovacs #1)
Autore: Richard K. Morgan
Traduttore: Vittorio Curtoni
Prima edizione italiana: Nord - giugno 2004
Prima edizione: Gollancz - 28 febbraio 2002
Pagine: 516
Prezzo: flessibile - € 12,00 ; ebook - € 7,99
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Nel venticinquesimo secolo l’umanità ha sconfitto la morte, o quasi. La tecnologia e la manipolazione del carbonio hanno permesso di scoprire come estrarre, conservare, duplicare l’identità, il nucleo fondamentale fatto di esperienze, ricordi e che ci rende noi, e innestarla in un nuovo corpo.
L’aspetto e la qualità di quest’ultimo possono variare a seconda delle esigenze, ma soprattutto delle disponibilità economiche dell’individuo. L’immagazzinamento e l’inserimento in una custodia è, dunque, uno dei business del futuro.
La ricustodia permette alle vittime di omicidio di testimoniare contro i propri assassini. L’immagazzinamento, invece, può essere una delle condanne che possono essere affibbiate ai criminali e Takeshi Kovacs ne dovrebbe scontare una secolare. Il suo passato da Spedi, come vengono chiamati i soldati di un’unità militare speciale, però, gli ha offerto, suo malgrado, un’occasione per cambiare la propria condizione. Non che abbia la possibilità di rifiutare l’incarico per il quale la sua coscienza è stata scaricata via agotransfer da Harlan’s World sulla Terra.
Laurens Bancroft, un uomo che ha vissuto tanto a lungo da essere definito Mat, nonché uno dei più potenti e ricchi del pianeta, lo ha assunto per indagare sulla sua morte. Benché la polizia abbia liquidato il suo caso come suicidio, Bancroft sostiene, infatti, di essere stato assassinato e Kovacs ha sei settimane per risolvere il mistero.
A complicare la situazione, due fattori. Primo: la custodia in cui è stato inserito appartiene a Elias Ryker, un poliziotto condannato all’immagazzinamento per corruzione e legato sentimentalmente all’agente Ortega. Secondo: Miriam Bancroft, la giovane e seduce moglie del Mat per cui è costretto a lavorare.

In un’altra epoca sarebbe stato uno sciamano; lì, i secoli di tecnologia ne avevano fatto qualcosa di più.
Un demone elettronico uno spirito maligno che dimorava nel carbonio alterato e ne emergeva solo per possedere carne e scatenare l’inferno.

Le intriganti premesse di Bay City incontrano una narrazione diretta e crudamente esplicita che, lungi dall’edulcorarne i vizi, mette in luce la complessità della natura umana. Sono ombre scure e limacciose quelle che caratterizzano l’essere umano, immerso in una realtà che gli permette di sperimentare droghe di ogni tipo e dar sfogo alle perversioni.
Le scene di sesso, le torture e la cieca violenza di cui il protagonista è, in alcune occasioni, portatore, appaiono come la più superficiale delle patine in un’indagine sull’uomo che Morgan riesce a spingere molto più a fondo. D’altra parte, non vi è dubbio che costituiscano l’aspetto più difficile della lettura e non la rendano adatta a tutti.
È proprio Kovacs, come il lettore avrà modo di scoprire, a mostrare una sensibilità e una volontà di riparare alle ingiustizie che ne alleggeriscono le azioni e consentono di accettare il suo punto di vista. La voce narrante appartiene, infatti, al protagonista, espediente che permette all’autore di forgiare un personaggio completo, con un passato doloroso e importante.

«L’occhio umano è uno strumento meraviglioso», citai da “Poesie e altre prevaricazioni”.
«Con un minimo sforzo, può riuscire a non vedere anche le più fulgide ingiustizie.»

edizione nord bay city

Questa è l'edizione che ho letto

Se i ricordi della battaglia di Innenin e di Jimmy di Soto si manifestano con una concretezza quasi allucinatoria, Kovacs rivela dettagli della propria formazione militare e culturale che danno la misura della cura autoriale non solo verso la caratterizzazione dei personaggi, ma anche verso il world building.
Il futuro immaginato da Morgan, ipertecnologico ed esteso in senso digitale quanto in senso cosmologico, è uno dei punti di forza del romanzo: l’autore non ha trascurato di idearne la storia, soffermandosi sull’evoluzione sociale e sugli eventi fino a definire espressioni e modi di dire con cui il lettore si trova a familiarizzare.
A questo proposito, devo annotare che il primo impatto con il libro è stato brutale: dopo il prologo, ero dubbiosa e addirittura pronta a interrompere lì la lettura e, invece, proseguendo ho scoperto una scrittura sorprendente in grado di rivelare e tratteggiare molti dettagli con poche parole e dare profondità a ciascuna frase.
Pur essendo una lettura che richiede tempo, riesce a intrigare il lettore con diversi nodi da sciogliere: un’indagine complicata al punto da evocare i mostri di una filastrocca per bambini, coinvolgere uomini e donne di potere, privi di scrupoli e con una morale ormai lontana dall’umanità e, non ultimo, la dimensione sentimentale.

Come Bancroft, MacIntyre era un uomo di potere, e come tutti gli uomini di potere, quando parlava di prezzi che vale la pena pagare, di una cosa si poteva essere certi.
A pagare era qualcun altro.

Non è difficile intuire, dato l’elemento portante della trama, che Bay City è un romanzo dalle forti implicazioni etiche, che non si sottraggono a riflessioni filosofiche e inevitabilmente incontrano spinose questioni politiche. La realtà del mondo ideato da Morgan diventa, in prospettiva, una summa allegorica dei rapporti umani che si ripropongono uguali nel tempo e adattati all’evoluzione, ma sempre determinati in gran parte dal potere.
Se verso la fine ho trovato davvero difficile seguire i ragionamenti e le intuizioni di Kovacs, ma probabilmente è una carta che l’autore gioca bene per riservarsi l’effetto sorpresa, Bay City mi ha conquistata al punto da spingermi sulle tracce degli altri libri della trilogia.
Originale tanto da sfuggire alle definizioni di genere, Bay City è il connubio riuscito di hard boiled e fantascienza e, se è certo che non faccia per tutti, sono convinta che sotto il profilo dell’intrattenimento e per gli spunti di riflessione abbia molto da offrire.

Ciò che riteniamo personalità è nulla più della forma passeggera di un’onda marina. O, per rallentare a una velocità più umana, della forma passeggera di una duna di sabbia. La forma come risposta agli stimoli.
Vento, gravità, educazione. Programmazione genetica. Tutto soggetto all’erosione e al cambiamento.
L’unico modo per sconfiggere il processo è immagazzinarsi per l’eternità.

Il mio voto

4 specchi


I libri della serie:
Bay City (Takeshi Kovacs #1)
Angeli spezzati (Takeshi Kovacs #2)
Il ritorno delle furie (Takeshi Kovacs #3)

Amaranth

Commenti

  1. Quando è uscita la serie tv ho visto i primi tre episodi e, nonostante un po' di confusione sulla storia generale, mi sono piaciuti. Non so perché poi non ho proseguito xD
    Comunque non sono tanto convinta del libro (forse mi sa un po' di pesantezza), credo che prima finirò la serie e poi deciderò!

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    Risposte
    1. Sto guardando la serie proprio in questi giorni e capisco la confusione iniziale benché, avendo letto il romanzo, riesca a collegare molto. Gli episodi e gli eventi appaiono quasi scollegati tra loro e questa è una caratteristica anche del libro: con il tempo si riescono a mettere insieme i tasselli.
      Ti confermo che la lettura non è leggera: è un bel mattoncino e la violenza delle scene d'azione non rende semplice proseguire.

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