venerdì 9 febbraio 2018

Ready Player One

Recensione di Ready Player One di Ernest Cline

Ernest Cline

copertina ready player one edizione 2017

Titolo: Ready Player One
Titolo originale: Ready Player One
Autore: Ernest Cline
Traduttore: Laura Spini
Nuova Edizione: DeA Planeta - 27 febbraio 2018
Prima edizione: Crown Publishers - 16 agosto 2011
Prima edizione italiana: ISBN Edizioni - aprile 2012 (già Player One)
Pagine: 544
Prezzo: ebook - € 9,99; cartaceo - € 17,00
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James Halliday, l’inventore di OASIS, è morto. Miliardario e senza legami al mondo, però, ha preparato un testamento: un videomessaggio, intitolato L’invito di Anorak, in cui rivela di aver nascosto un Easter Egg all’interno del suo videogioco più famoso. Il primo che riuscirà a trovarlo erediterà tutti i suoi beni.
Gli indizi sono ben nascosti, ma per tutti è chiaro che la conoscenza degli anni Ottanta, da cui Halliday era ossessionato, è imprescindibile per avere qualche chance nella Caccia. Nasce così una vera e propria sottocultura, formata dai “gunter” (gli Egg Hunter), impegnati a studiare l’intera cultura degli anni Ottanta e la vita di Halliday.
Trascorrono cinque anni senza che vi siano progressi. L’Easter egg sembra impossibile da trovare, ma una sera tutto cambia: un gunter è riuscito a trovare la Chiave di Rame, la prima delle tre che porteranno al premio finale.
La febbre alla Caccia è stata riaccesa da Wade, un ragazzo di diciotto anni, che vive nelle cataste di Oklahoma City.

Non mi è difficile immaginare che per chiunque abbia vissuto gli anni Ottanta leggere Ready Player One sia come fare un tuffo nei ricordi, riscoprendo pietre miliari della propria vita e trovandole rinnovate, nuovissime nella realtà immersiva in cui Cline le ha inserite.
Persino io, che non ho vissuto quel decennio (ma che ne sanno i novanta, eh?), ho trovato esaltante ogni riferimento alla cultura pop di quegli anni. È vero: ho un debole per le citazioni nei romanzi, ma credo che questo libro possa essere apprezzato anche da chi ha totale estraneità con il periodo. Vi dico solo che dopo poche pagine, mi è venuta voglia di fare una scorpacciata di vecchie serie tv, film e un buon ripasso musicale. Cline dimostra ampiamente di conoscere la materia e quando non incontra un lettore altrettanto esperto, riesce a instillare una sana curiosità.
Tuttavia, non potrei promuovere Ready Player One se non avessi apprezzato altri aspetti. Benché possa risultare in buona parte prevedibile, tanto che è impossibile parlare di veri e propri colpi di scena, il romanzo non manca certo di originalità.
Ho avuto l’impressione, sottolineata dalla divisione del libro in tre livelli, che la narrazione si sviluppasse come un ambiente di multigioco, rispecchiando così non solo lo spirito di OASIS, la realtà virtuale creata da Halliday, ma anche quello della Caccia all’Easter egg. D’altra parte gli sforzi di Cline si sono concentrati nella costruzione di un mondo in cui la realtà aumentata rappresenta una parte considerevole dell’esperienza umana e anche all’interno della narrazione rimane l’ambientazione principale.
Ciononostante Ready Player One si apre a diverse tematiche, offrendosi così a più livelli di lettura. In una fase storica caratterizzata da instabilità e sfiducia verso il futuro, OASIS con le sue infinite possibilità rende reale il mondo in cui tutti sognano di vivere.

copertina player one edizione 2012

La realtà virtuale, a lungo promessa, finalmente era arrivata, ed era anche migliore di quanto si potesse immaginare. Era un’utopia della rete. Un ponte ologrammi nelle mura domestiche. E perché si vendeva così bene? Perché era gratuito.

Per Wade, voce narrante del romanzo, OASIS è un rifugio: l’unico mondo sicuro perché la realtà era uno schifo. Vive con la zia, più interessata ai buoni pasto che il ragazzo le assicura che al suo benessere, in una delle cataste di Oklahoma City. La crisi energetica e il crollo del petrolio hannoinfatti provocato una crisi immobiliare: il valore delle case è cresciuto tanto che solo le case mobili sono diventate l’unica alternativa accessibile e per sfruttare lo spazio sono state impilate l’una sopra l’altra, creando un bizzarro ibrido tra una baraccopoli, uno squat e un campo profughi.

Non ero mai uscito da Oklahoma City, ed ero curioso di sapere come fosse il resto del Paese. Ma il paesaggio era di una desolazione senza fine: ogni città, decadente e sovraffollata, somigliava a quella precedente.

Ma OASIS non è solo una via di fuga dalla povertà. Anche la scuola pubblica per Wade èstata un incubo, almeno finché non è diventato possibile trasferirsi nel nuovo sistema scolastico di OASIS. Nella scuola di OASIS nessuno conosce il reale aspetto di Wade e in ogni caso, nessuno potrebbe toccarlo.

Nell’arco di pochissimo, miliardi di persone in tutto il mondo avevano cominciato a lavorare e giocare ogni giorno sulla realtà virtuale. Ci si incontrava, ci si innamorava, ci si sposava senza aver mai messo piede nello stesso continente. I confini tra la vera identità di un individuo e quella del suo avatar iniziarono a confondersi.
Era l’alba di una nuova era, un’era in cui il genere umano avrebbe trascorso la maggior parte del tempo libero all’interno di un videogioco.


La vita sembra completa e soddisfacente nella realtà virtuale. OASIS consente ogni genere di esperienza: vivere avventure nel proprio universo di fantasia preferito, apparire secondo le proprie preferenze. Nella voce di Wade traspare un entusiasmo che è impossibile da ignorare, ma mentre la realtà virtuale sembra risplendere, più elettrizzante che mai grazie alla competizione di Halliday, il mondo continua il suo desolante declino.
Cline fa del suo romanzo un omaggio e un’occasione per esplorare problemi stringenti e il rapporto tra uomo e dispositivi tecnologici. Rinunciando all’esaltazione e alla condanna, l’autore offre lo spunto per trovare un equilibrio tra le parti.
Ready Player One ha tutte le carte in regola per diventare un cult: gli appassionati di gaming non possono lasciarselo sfuggire, ma la ricchezza dei contenuti lo rende davvero apprezzabile da tutti. Quanto a me, mi è chiaro che devo mettere le mani su una copia tutta mia e rileggerlo.

Era da tempo che non ero nel mondo reale, e volevo vedere cosa fosse cambiato.

Il mio voto

4 specchi e mezzo


Amaranth

2 commenti:

  1. Sono contenta di leggere un commento così positivo. Ho comprato questo romanzo nella vecchia edizione che non credo sia più in commercio diversi anni fa, attirata da alcune buone recensioni, ma ancora non ho trovato il momento giusto per leggerlo. Un po' dipende dal fatto che di videogiochi non so assolutamente nulla... Magari l'uscita del fil mi darà la spinta che mi serve per iniziarlo.

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    1. Mi fa piacere averti un po' incoraggiata: aggiungo che, nonostante i videogiochi siano centrali nella narrazione, penso che sia comunque piacevole anche per chi non ne ha esperienza ^^

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