sabato 6 gennaio 2018

Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni

Recensione di Flatlandia di Edwin A. Abbott

Edwin A. Abbott

Quando una persona sceglie un libro per te, te lo regala, ti affida sempre qualcosa di suo. E così con quel libro si crea un legame. Questo è successo a me con Flatlandia.

copertina di Flatlandia di Abbott

Titolo: Flatlandia. Racconto fantastico a più dimensioni
Titolo originale: Flatland. A Romance of Many Dimensions
Autore: Edwin A. Abbott
Traduttore: Masolino D'Amico
Prima edizione italiana: Adelphi - 1966
Prima edizione: Seeley & Co - 1884
Pagine: 166
Prezzo: cartaceo - € 8,00; ebook - € 3,99
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L’edizione Sellerio si apre con una prefazione critica, che mi ha un po’ spaventata insinuandomi il dubbio che non sarei riuscita a comprendere appieno il romanzo di Abbott, già di per sé abbastanza particolare. In realtà, non occorre aver alcuna conoscenza geometrica avanzata per poter accedere nel mondo fantastico immaginato da Abbott e raccontato dal più incredibile dei protagonisti, un Quadrato.
Flatlandia è un mondo piano, che si estende su due dimensioni. Gli abitanti possono avere l’aspetto di una qualsiasi figura piana, dalla linea retta al cerchio, ma è una caratteristica distinguibile solo se si guarda questo mondo dall’alto e se si appartiene all’Aristocrazia. Naturalmente, poiché ogni lato in più determina una posizione migliore nella gerarchia sociale, i cittadini hanno sviluppato alcune tecniche per determinare l’aspetto di ciascuno.
Nella prima parte del romanzo, il Quadrato narratore e protagonista si dedica alla meticolosa descrizione dell’organizzazione sociale di Flatlandia, soffermandosi sugli aspetti prettamente tecnici che necessitano di una spiegazione in più data la condizione planare della realtà.
Sebbene il Quadrato rispecchi pienamente la mentalità della società a cui appartiene e, quindi, non manifesti contrarietà a nessuna delle regole sociali che illustra, è difficile per un lettore moderno non cogliere il tono sprezzante che si insinua nell’esacerbazione di quei costumi che non erano poi così estranei ai contemporanei di Abbott e che non sono così lontani nemmeno da noi.
Il Quadrato descrive, per esempio, con una certa condiscendenza la natura limitata delle Donne le quali, per quanto non prive di affetto, sono incapaci di pensare, riflettere e, per loro fortuna, di ricordare. Le Donne della Flatlandia sono, infatti e indipendentemente dalla loro classe di appartenenza, tutte Linee Rette e questo le rende prive di angolo e di cervello. Poiché sono vittime della passione del momento, sono soggette a diverse regole che le rendono il più possibile innocue per gli Uomini.
Una categoria sociale più abbietta è, però, quella dei triangoli isosceli il cui angolo non superi i 60 gradi. Da mezzo grado fino ai 60 gradi non sono nemmeno considerati Uomini ma Esemplari, la cui esistenza viene resa utile per insegnare ai rampolli della Borghesia quel tatto e quell’intelligenza di cui quelle infelici creature sono per parte loro totalmente prive.
Abituata ai romanzi contemporanei, ho trovato molto lenta questa parte del romanzo che risulta del tutto priva di azione e procede per paragrafi alla descrizione del mondo piano, rassomigliando più a un trattato che a un racconto. Eppure è un momento necessario nella narrazione; sarebbe impossibile altrimenti avvicinarsi agli straordinari eventi che coinvolgono il nostro Quadrato.

linelandia schema flatlandia

Dapprima in sogno e poi accompagnato da una Sfera, il Quadrato apprenderà l’esistenza di altri mondi e altre dimensioni. Tra tutte, voglio soffermarmi sulla scoperta della Linelandia, un mondo sviluppato tutto su un’unica Linea Retta. Avvicinandosi a questa dimensione, il Quadrato ha modo di parlare con il Re del Mondo e apprendere da lui i meccanismi che regolano la vita sulla Linea Retta. Il racconto del Quadrato, invece, non può essere compreso dal Monarca, ma mi ha colpito molto che il protagonista si senta superiore e, addirittura, investito del compito di illuminare la loro ignoranza.

«Essere abbrutito! Vi ritenete la perfezione dell’esistenza, mentre in realtà siete quanto di più debole e imperfetto ci sia al mondo. Pretendete di vedere, e non vedete altro che un Punto! […] Vi basti sapere che io sono il completamento del vostro essere incompleto. Voi siete una Linea, ma io sono una Linea di Linee […]»

Questa riflessione, forse, esula dalle intenzioni di Abbott, ma io credo che non si tratti altro che del rovescio della medaglia. Gli abitanti di Flatlandia respingono con forza l’ipotesi dell’esistenza della Terza dimensione, benché loro stessi si limitino a vederne una sola e a dedurne una seconda. Eppure il Quadrato non esita a sentirsi migliore di quelle creature che non vedono che un punto. Ne emerge l’idea che la società di Linelandia sia sbagliata perché limitata, diversa e fondata su credenze estranee e banali per il Quadrato.
Breve ma sorprendentemente complesso perché aperto a più livelli di lettura, Flatlandia ha dalla sua un’intramontabile originalità: avreste mai pensato che un quadrato potesse essere il protagonista di un romanzo? Ma Abbott fa molto più di una scelta sui generis, di una scelta necessaria per spiegare intuitivamente la geometria; costruisce una realtà, vi immerge il personaggio e il Lettore e mi è sembrato di cogliere un certo divertimento quando si trova a dover fornire un nuovo chiarimento.
Questo romanzo non può essere comunque letto con leggerezza, non lo permette. Sa intrattenere, certo, ma non regala suspense. È piuttosto una palestra mentale: pretende, e secondo me ottiene, elasticità nei ragionamenti, nell’immaginazione, spingendo a relazionarsi con realtà diverse, dimensioni di cui abbiamo o crediamo di avere il controllo per destabilizzare le nostre certezze percettive. Ciò che vediamo è quanto chiamiamo mondo, realtà, ma la realtà potrebbe non coincidere con ciò che, attraverso i nostri sensi, vediamo.

Il mio voto

4 specchi


Amaranth

2 commenti:

  1. L'ho sempre visto in libreria, ma non mi sono mai decisa a comprarlo. Ora mi sa che lo aggiungerò definitivamente alla mia infinita WL :)

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    1. Forse non lo avrei letto o notato da sola, ma è stata una sorpresa: non immaginavo niente di così particolare e cerebralmente stimolante, perciò mi fa piacere averti spinto ad allungare ancora un po'la tua WL! ;)

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