venerdì 10 novembre 2017

Valzer con Bashir. Una storia di guerra

Recensione di Valzer con Bashir di Ari Folman e David Polonsky

Ari Folman e David Polonsky

Valzer con Bashir è una graphic novel ed è probabile che fosse citata in uno dei saggi che sto studiando: dal momento che è arrivata in biblioteca proprio per me, l’ho preso come un segno del destino e l’ho letta.
Ogni tanto vengo sorpresa da impulsi compulsivi anche nel prestito bibliotecario e cerco di controllarmi, ma se lo shopping è frenato dal portafoglio vuoto, quando mi bastano pochi click per prenotare un libro capita che poi io non sappia di averlo fatto.

cover Valzer con Bashir

Titolo: Valzer con Bashir. Una storia di guerra
Titolo originale: Waltz with Bashir. A Lebanon War Story
Autore: Ari Folman e David Polonsky
Traduttore: Isabella Zani
Prima edizione italiana: Rizzoli Lizard
Prima edizione:
Pagine: 143
Prezzo: cartaceo- € 18,00; ebook - € 8,99
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La sera che Boaz mi telefonò fu la peggiore di quell’inverno. Era il gennaio del 2006 e niente, in trent’anni di amicizia, mi aveva preparato alla storia che stava per raccontarmi.

Ari era nell’esercito, ma è convinto di non avere ricordi della guerra in Libano. Quando un amico gli racconta l’incubo che ha iniziato a tormentarlo dopo vent’anni dai combattimenti, Ari non riesce a confrontarsi con lui: «Ho il vuoto», spiega. Quella stessa notte, però, riemergono, come uno squarcio nella memoria, Beirut e i combattimenti sulla spiaggia e poi gli eccidi di Chatila e Sabra.
Perché quei ricordi che credeva persi sono tornati ora, dopo aver ascoltato il racconto di un incubo che non lo riguardava? Sono davvero i suoi ricordi o la sua mente li ha costruiti per colmare il vuoto?
La sua unica possibilità è indagare, parlare con i suoi amici e commilitoni, con chiunque abbia dei ricordi da condividere. Non per tutti è facile raccontare, risvegliare la paura, rivelare di essersi sentiti codardi per essere stati sprovveduti e per essere sopravvissuti. Ogni voce è una storia, il frammento di una tragedia intima Sono tutte la storia di Ari. Nessuna è la storia di Ari.
Al centro c’è la Storia, la più orribile. Quella che, per vivere, la memoria di Ari non ha potuto conservare: il massacro di uomini, donne e bambini nei campi profughi di Chatila e Sabra.
È il 1982. La guerra in Libano perdura da quattro anni. L’amato neopresidente Bashir Gemayel è stato assassinato e l’assalto dei campi profughi palestinesi a Beirut da parte delle forze armate falangiste è la vendetta dei Libanesi. Gli Israeliani, loro alleati, sapevano che cosa stava accadendo, ma intervennero per fermare il massacro solo dopo tre giorni.

Valzer con Bashir non nasce con l’intento di insegnare la storia, non è un documentario, né ha il taglio di un’inchiesta volta a rivelare una verità sepolta. Sebbene riesca ad assumere anche questi impegni, è chiarito anche da alcune tavole nella graphic novel che è, invece, una riflessione sulla memoria e sulla sua rimozione.
Quando, però, Folman domanda a Boaz come potrebbe mai aiutarlo lui che scrive sceneggiature, la risposta dell’amico sembra suggerirci qualcosa: «Anche quella è una specie di terapia, no?». E allora, considerando la nota autobiografica che anima Valzer con Bashir, è spontaneo pensare che attraverso la realizzazione del film di animazione e, successivamente, del fumetto con David Polonsky, Folman abbia concretizzato un percorso terapeutico.
Naturalmente, in quanto lettrice, io ho ricevuto un altro input da questo racconto: informarmi. Lo scoppio del conflitto in Libano nel 2006 (ma c’è mai stata la pace?) mi aveva dato modo di sapere che c’era stata una guerra precedente, che nei miei percorsi scolastici non sono mai arrivata a studiare. Tuttavia, non ne sapevo davvero niente. I disegni e i dialoghi forniscono molti elementi che, di per sé, sarebbero sufficienti per avere un quadro generale dei fatti, ma la lettura ha suscitato in me il bisogno di saperne di più.
Le illustrazioni di Polonsky sono vivide e realistiche: hanno movimento e spingono l’immaginazione a dare loro anche suoni e rumori. A rendere più forte l’impatto è, a mio avviso, la cornice nera che rimanda inevitabilmente alle pellicole, quasi a richiamare il film da cui il fumetto è tratto.
Tra i pregi di Valzer con Bashir, come graphic novel, c’è quello di essere accessibile a lettori di età e cultura diverse, ma soprattutto quello di non lasciare indifferenti. Mostrando lo sguardo indifferente di chi aveva il potere di intervenire e raccontando la rimozione dei ricordi più dolorosi, ci invita a smettere di prendere le distanze e di scaricare la coscienza.

«Che differenza fa se ho sparato io i razzi o se ho solo guardato
quel cielo illuminato a giorno, che aiutava altri ad ammazzare gente?»

Amaranth

2 commenti:

  1. Ne ho sentito parlare tanto, ma non l'ho mai letto (anche se adesso entrerà dritto in WL assieme a Maus e Persepolis).
    Apprezzo molto questo tipo di graphic novel perchè, al di là del valore come opere, spesso riescono ad informare di eventi che - per la lentezza nel portare a termine il programma di storia - spesso noi conosciamo solo al livello di "Sì, è successo" senza avere nessuna idea della loro importanza, o quanto siano stati terribili.

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    1. Hai espresso in una frase quello che penso di opere come questa. Ci sono eventi che ignoriamo e altri di cui abbiamo una conoscenza superficiale (e questo è più vero per quelli contemporanei). Un grosso problema è che siamo abituati ad archiviarli, una volta appresi: è sufficiente aver letto il titolo sul giornale, aver sentito la notizia al tg e siamo già oltre, non riusciamo a soffermarci quel tanto che basta per capire quanto siano reali le immagini che vediamo. Ecco, io credo che un testo come questo lavori in senso contrario.

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