mercoledì 10 maggio 2017

American Gods

Recensione di American Gods di Neil Gaiman

Neil Gaiman

Leggetelo. Questo è il miglior consiglio che vi possa dare. Per amor di completezza aggiungo che dovete leggerlo perché Gaiman è un *inserire aggettivazione colorita* genio.
Chiariti questi due punti fondamentali e solo perché Alaisse e Angharad mi stanno guardando davvero molto male, mi imbarcherò nell’ardua impresa di restituirvi la bellezza di questo romanzo.

copertina American Gods di Neil Gaiman

Titolo:American Gods
Titolo originale:American Gods
Autore:Neil Gaiman
Traduttore:Katia Bagnoli
Prima edizione italiana:Mondadori - 2002
Prima edizione: William Morrow - giugno 2001
Pagine: 523
Prezzo:flessibile- € 13,00; ebook - € 6,99
Link d'acquisto

Dopo aver scontato una pena di tre anni, Shadow è stato rilasciato con un giorno di anticipo perché sua moglie è morta in un incidente stradale. È ancora sconvolto quando, sull’aereo che dovrebbe portarlo a Eagle Point per assistere al funerale, un uomo misterioso gli fa una proposta: lavorare per lui. Il signor Wednesday, così decide di farsi chiamare, ha molte informazioni su Shadow e questo lo rende particolarmente sospetto.
Ma Shadow non ha più una famiglia da cui tornare né qualcosa da perdere, se non la ritrovata libertà, e accetta l’incarico.

Non avevo alcuna idea di cosa dovessi aspettarmi né da American Gods né da Gaiman e il primo impatto è stato notevole. L’impressione è quella di inoltrarsi sempre più a fondo nella storia, scoprendo sempre nuove strade e nuovi risvolti che si intrecciano allargando i confini della narrazione. La scrittura di Gaiman è infatti densa: ha un peso specifico a cui non ero più abituata e, pur richiedendomi più tempo nella lettura, mi è sembrata tanto familiare da aggiungere un sapore nostalgico.
Per molte pagine è difficile capire quale forma stia prendendo il romanzo e solo alla fine sono riuscita a capire (forse soltanto in parte) dove volesse andare a parare. Ponci ponci po po po
Fin dal titolo non è un mistero che le divinità siano coinvolte e credo che in pochi ignorino ancora in che misura. Io ho avuto la fortuna di leggerlo senza saperlo ed è stato meraviglioso assistere al dispiegarsi dell’enorme arazzo mitologico che Gaiman ha intessuto in questo romanzo.

copertina nuova edizione American Gods di Neil Gaiman

Nell’America di oggi, in cui sembra che modernità e tecnologia abbiano spazzato via le credenze che facevano da fondamento alle religioni indigene e a quelle giunte dal resto del mondo, hanno fatto la loro comparsa nuove divinità. Si innesta su questo evento la riflessione sulla fede in una società che non erige più templi e non ha altro da offrire se non il proprio tempo. La passione e venerazione che gli uomini riversano sugli oggetti che li circondano sono ciò che rende potente le giovani divinità.
Credere, avere fiducia, fede in qualcosa, attribuirgli poteri è sufficiente – e Gaiman lo racconta in modo suggestivo – a renderlo vero e concreto. Allo stesso modo, se la fede dell’uomo è in grado di conferire potere divino, la sua assenza indebolisce la divinità.
Ad arricchire la narrazione contribuisce l’avvicendarsi di brevi racconti su uomini, donne, divinità e demoni di ogni tempo e luogo. Disseminati nel romanzo, si inseriscono come tasselli che non frammentano la narrazione e, anzi, aggiungono colori e voci. Ma solo alla fine, quasi con sorpresa, si scopre che sono i fili indispensabili che conducono saldamente la storia.
La contrapposizione mortale tra divinità antiche, quasi scomparse dalla memoria, e le divinità moderne si presta a una lettura metaforica che moltiplica i livelli narrativi e gli spunti di riflessione. E così, American Gods diventa il racconto della genesi della fede, della religione e delle divinità, ma anche la storia dell’evoluzione dei bisogni e dell’ossessioni dell’uomo.
Sebbene la dimensione religiosa e mitologica occupi uno spazio rilevante, Gaiman rivela ancora una volta la sua abilità di narratore riuscendo a mantenere in primo piano le vicende di Shadow. È un limite tutto mio, infatti, non riuscire a coniugare e intrecciare i due aspetti nel parlare del romanzo.
Abituato a tenere un profilo medio-basso per autodifesa, Shadow si rivela brillante e arguto. È un protagonista completo e solido, che ha già compiuto un percorso di maturazione personale e che non manca di svilupparsi nelle particolari vicende in cui viene coinvolto.

«Sei grande e grosso» disse Nancy fissando con i suoi vecchi occhi color mogano quelli grigio chiaro di Shadow, «grande e scemo, devo dire, non mi sembri per niente sveglio. Ho un figlio, stupido che più stupido non si può, e tu me lo ricordi.»
«Se non le dispiace lo prendo come un complimento» disse Shadow.
«Ti sembra un complimento essere chiamato scemo come chi è rimasto a dormire il girono in cui distribuivano l’intelligenza?»
«Pensavo più al fatto di essere paragonato a un membro della sua famiglia.»
Il signor Nancy spense il sigaretto, poi scacciò un immaginario puntolino di cenere da un guanto. «Forse ripensandoci non sei il tipo peggiore che il vecchio Monocolo si potesse procurare.»


Se non sono riuscita a immedesimarmi in lui, mi è piaciuto viaggiare al suo fianco attraverso le strade note dell’America e i percorsi invisibili riservati alle divinità.
Sarò ripetitiva a questo punto, ma non dovreste avere più dubbi: leggetelo. Per quanto mi riguarda, un secondo dopo averlo finito ho capito che in futuro lo vorrò rileggere perché American Gods è un libro così bello e immenso da meritare di essere letto, riletto e consigliato.

Il mio voto

5 specchi

Amaranth

6 commenti:

  1. Lo lessi che ero abbastanza piccina e il mio pensiero fu una cosa tipo "Ah. Allora era questo che stavo cercando negli urban fantasy".
    Me lo sono riletto da poco in vista della serie televisiva e dopo aver fatto un giro di wikipedia per capire meglio che è chi (l'unico appunto che posso fare al libro è che delle note sulle antiche divinità le potevano anche mettere: Chernobog fa tutto un'altro effetto quando sai che è il dio slavo del male).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevo pensato alle note, ma effettivamente penso che sarebbe interessante ricevere informazioni all'interno del libro stesso, magari in un'appendice.
      Comunque, American Gods è davvero una rivelazione: si può arrivare a questo, insomma.

      Elimina
  2. Ciao! Passo per avvisarti che da oggi sul mio blog The Connor Nation non pubblico più perché ho problemi con l'url e lo devo chiudere :( Ho copiato il contenuto su un nuovo blog che si chiama "Daily Connor", se ti va di seguirmi sul nuovo blog ne sarei contenta!
    xoxo Connor
    http://daily-connor.blogspot.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Saji! Grazie per l'informazione! Passerò! ^^

      Elimina
  3. Io l'avevo iniziato a leggere, ma dopo ho interrotto la lettura. Non so, era veramente difficile seguire la strada imposta dall'autore. Dici che dovrei riprenderlo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io ci riproverei: avevo già iniziato a leggerlo in passato, interrompendo poi la lettura. La struttura narrativa, il fatto che il disegno diventi chiaro solo alla fine, secondo me, impone un po' di fidarsi dell'autore: ti sembrerà di non seguire, ma poi ti sarà tutto chiaro.
      Se e quando ci riproverai, fammi sapere come è andata! ♥

      Elimina

Grazie per averci visitato ♥
Se ti è piaciuto, ma anche se non ti è piaciuto, quello che hai letto, lasciaci un tuo commento: per noi è importante conoscere la tua opinione. Leggerti è sempre un piacere.