venerdì 4 novembre 2016

A prima vista | Trentatré

Le prime parole di un libro sono le scintille che accendono la curiosità e attraggono il lettore trascinandolo in un mondo nuovo, tra carta e emozioni. Vi invitiamo a scoprire gli incipit che ci hanno più appassionato e che abbiamo scelto per invogliare anche voi a proseguire la lettura.


Trentatré, Mirya

Iniziò come aveva preordinato, con qualche leggera nota solitaria, l'arpa celestiale che tanto amava seguita da violini e violoncelli, il pianoforti, i cori angelici che Gli intonavano la loro devozione. L'ultima volta che aveva puntato la sveglia era stato nel 1492: voleva vederla, la faccia di Colombo quando sbarcava nel Nuovo Mondo e non si rendeva conto di avere scoperto un Nuovo Mondo. Era effettivamente una faccia da pirla.
Si stiracchiò, poltrendo ancora un po' in quello stato di dormiveglia, crogiolandoSi nella beatitudine di essere Se stesso. La melodia divenne più chiara, i suoni si alzarono, e Lui Se la godette fino in fondo, consapevole che sarebbe stata l'ultima volta. Sorrise, per la bellezza della musica, che implicava la bellezza del creatore di tutta la musica. Modestamente. Non c'era nulla che non Gli venisse alla perfezione, dopotutto. Tranne forse quella storia delle mele: il peggiore fraintendimento dai tempi del Big Bang.
Si rigirò come la fiabesca principessa sul pisello, sentendola ancora pungere nel fondoschiena, quella mela, al posto del suddetto pisello. Quel ricordo appena sveglio Lo stava mettendo di cattivo umore, e Lui detestava alzarsi di cattivo umore - finiva sempre con qualche atroce calamità naturale, e poi bisognava ripulire. E Lui solo sapeva quanto fosse difficile ripulire le anime quando si infilavano tutte insieme nei posti meno comodi, come il fondo dell'oceano - Atlantide: quella volta sì che Si era svegliato di cattivo umore.




Angharad

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