mercoledì 6 gennaio 2016

Let it snow. Innamorarsi sotto la neve

John Green, Maureen Johnson, Lauren Myracle

Titolo: Let it snow. Innamorarsi sotto la neve
Titolo originale:
Autori: John Green, Maureen Johnson, Lauren Myracle
Traduttori: Giulia De Biase, Stefania Di Mella, Francesco Gulizia
Editore: Rizzoli
Prima edizione italiana: 12 novembre 2015
Prima edizione: Speak - 2 ottobre 2008
Pagine: 373
Prezzo: cartaceo - € 16,90; ebook- € 4,99
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A dicembre, prima di iscrivermi al gruppo di lettura di Gio, Mel & Mys (Walks with Gio e The Bookshelf), non pensavo di riuscire a leggere molto (avevo già avviato un paio di letture) e sicuramente Let it snow. Innamorarsi sotto la neve non era nei miei piani. Tuttavia, pensando che dedicare qualche ora, magari prima di addormentarmi, a un racconto non sarebbe stato troppo impegnativo e bramando l'atmosfera e lo spirito natalizio, mi sono convinta a partecipare.
In Let it snow Lauren Myracle, Maureen Johnson e John Green hanno raccolto tre storie d'amore, ambientate a Gracetown, a partire dalla Vigilia di Natale, quando una tempesta di neve avvolge la città.

Il libro si apre con Jubilee Express, il racconto di Maureen Johnson. Jubilee, sedici anni, deve il suo nome a un pezzo del Villaggio di Natale di Flobie, che i genitori collezionano da quando è nata. È proprio per seguire e alimentare la loro passione, il 23 dicembre di ogni anno i genitori di Jubilee partono per l'esposizione di Flobie, dove si possono acquistare i rarissimi pezzi numerati.
Quando Sam, l'avvocato di famiglia, suona alla sua porta, Jubilee non si aspetta certo di ricevere cattive notizie. Eppure i suoi genitori sono diventati famosi per aver preso parte a una rissa durante l'esposizione. Ora Jubilee non solo trascorrerà il Natale lontana da loro, ma si perderà lo Smorgasbord, la tradizionale cena per la Vigilia, a casa del fidanzato Noah: è costretta, infatti, ad andare dai nonni in Florida.
Salita sul treno, come è naturale, Jubilee non perde tempo e chiama Noah per informarlo di quanto accaduto.

Era una leggera violazione alla regola "niente-telefonate-sarò-presissimo-fino-alle-sei-ci-vediamo-alla-festa" […]

Prontamente Noah, benché effettivamente presissimo, cerca di consolarla e, altrettanto prontamente, la saluta con la promessa di farsi richiamare al suo arrivo.
Non che potesse fare molto di più, ma non è un Natale qualunque: proprio allo Smorgasboard dello scorso anno, Jubilee e Noah si sono messi assieme.

So che nessuno è perfetto, che dietro ogni facciata di perfezione si nasconde un caos che brulica di sotterfugi e pene segrete… ma anche tenendo conto di tutto ciò, Noah era pressoché perfetto. Non ho mai sentito nessuno parlar male di lui. Il suo prestigio era indiscusso come la legge di gravità.

Il treno su cui viaggia, invaso da cheerleader in tute aderenti e coordinate, si ferma all'improvviso, bloccato da un muro di neve e, mentre la nevicata prosegue copiosa, Jubilee avvista al di là della ferrovia e della strada una Waffle House. Calore e cibo a volontà.
In breve Jubilee calcola che vale la pena correre qualche rischio e si avventura.
Vorrei dirvi come prosegue la storia, quando effettivamente Jubilee riesce a raggiungere la Waffle House, anche solo per poter commentare liberamente l'avventatezza della protagonista ma, nel caso vogliate leggere la raccolta, non vi lascerei molto da scoprire.
Non posso, tuttavia, sorvolare sulle mie impressioni. Non avevo grandi aspettative rispetto alla raccolta, ma al termine del primo racconto non solo le aspettative sono scese sotto zero, ma anche la mia voglia di proseguire la lettura si è dileguata.
Jubilee Express mi ha terribilmente annoiata. Sul serio: se non ci fosse stato il gruppo di lettura, avrei chiuso il libro dimenticandomi di averlo aperto. A peggiorare la situazione, lo stile: avrete forse notato che la tendenza del momento, soprattutto quando i protagonisti sono giovani e il genere è lo young adult, è una narrazione piuttosto personale, intima, quasi dialogica. E poiché Jubilee Express sembra una conversazione telefonica con la migliore amica, anche la scelta delle parole e la costruzione delle frasi si adeguano ai toni, inserendo nel racconto digressioni e commenti che, per gusto personale, apprezzo poco.
In generale (e colgo l'occasione fornitami da questo racconto non per accanirmi sul singolo, ma per esprimere una sensazione piuttosto frequente) percepisco una mancanza di serietà nei confronti del lettore. Leggendo anche libri per bambini mi sono accorta di quanta attenzione espressiva sia dedicata a questi ultimi, mentre negli young adult si tende a semplificare non solo la caratterizzazione dei personaggi, ma anche il lessico abbassandolo a quello più quotidiano anche nelle parti narrative.
Se mi sono concessa di chiudere un occhio davanti ai molti pregiudizi di Jubilee (in fondo ha sedici anni e a quell'età è facile pensare per etichette), non sono riuscita a ignorare l'assurdità del suo comportamento che certamente non rappresenta un modello da imitare.
Quanti di voi si sarebbero tuffati nella neve per raggiungere una Waffle House-miraggio? E vogliamo parlare del ragionamento: "Mi posso fidare di Estraneo perché ha documenti di identità e persino un cognome"? Notizia dell'ultima ora: anche gli psicopatici hanno un cognome.
Lo sviluppo della storia è lineare, facilmente prevedibile e per il lettore più grande può risultare deludente, ma nell'ottica di un racconto che ha limiti di spazio ritengo che su questo si possa sorvolare.
In questa storia non manca l'amore, ma la magia del Natale si è data alla latitanza.

La raccolta prosegue con Un cheertastico miracolo di Natale, il racconto di John Green. Ricordate le cheerleader del treno di Jubilee? Anche loro si sono tuffate nella neve sono scese dal treno e hanno raggiunto la Waffle House. Cheerleader alla conquista del mondo! (Vi giuro: ho iniziato già a fare il tifo per loro)
E se le cheerleader trascorrono la notte della Vigilia nella Waffle House, Keun, il responsabile in carica, ha l'obbligo avvisare i suoi amici che, barricati a casa di Tobin, sono impegnati in una maratona di James Bond.
In breve Tobin, JP e Il Duca, che a dispetto del soprannome è una ragazza, hanno una loro missione da compiere: raggiungere la Waffle House nel minore tempo possibile, superando l'ostacolo della neve che blocca le strade e i rivali informati dagli altri membri dello staff del locale. C'è posto solo per altri tre ragazzi, solo i primi arrivati potranno entrare e solo se avranno il Twister con loro.
«[…]Signori, vi auguro di viaggiare veloci e sicuri. Ma se doveste morire stanotte, morirete nella consolazione di aver sacrificato le vostre vite per la più nobile delle umane cause. La conquista delle cheerleader.»

Per Tobin e JP non c'è tempo da perdere e, in effetti, sono pronti a uscire nel giro di mezzo minuto, ma Il Duca non ne vuole sapere: raggiungere una Waffle House nel bel mezzo di una bufera, viaggiare per trenta chilometri per giocare a Twister e passare l'eternità in compagnia di cheerleader è stupido.
Basta poco, però, per ricordarle che alla fine dell'avventura troverà dorate e deliziose crocchette ad aspettarla. Così i tre saltano in auto, pronti a vincere.
Non ve lo devo certo dire: mettersi alla guida con trenta centimetri di neve sulla strada è una follia. Rischiare la vita per averlo fatto e riprovarci subito dopo è anche peggio, ma se un amico e delle ragazze contano su di voi per giocare a Twister, non potete rinunciare e Tobin, JP e Il Duca, infatti, non demordono.

Anche in questo caso i protagonisti sono imprudenti e incoscienti, forse come lo si può essere alla loro età. Se non altro, i disguidi e i rischi che corrono sono raccontati in modo chiaro ed è improbabile che a qualche lettore venga l'idea di imitarli.
Come consuetudine, anche in Un cheertastico miracolo di Natale Green crea personaggi che, se non estrosi, sono particolari e unici. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, ma, avendo letto alcuni romanzi di questo autore, avevo idea di cosa aspettarmi e, se non altro, riconosco al racconto il merito di essere molto meno noioso del precedente.
Anche lo sviluppo è più bilanciato e nei tempi narrativi non risente della brevità. Sebbene il racconto in sé non mi abbia particolarmente entusiasmato, ho provato tenerezza per la storia d'amore, pur nella sua facile prevedibilità.
Un po' meno favorevolmente ho guardato al susseguirsi rocambolesco degli eventi più demenziali assurdi che si possano immaginare.
Se in questo racconto manca ancora lo spirito natalizio, in Il santo patrono dei maiali di Lauren Myracle ne racchiude un aspetto più simbolico dell'albero, del Villaggio di Natale di Flobie e persino di una corsa spericolata sulla neve.
Addie è in crisi tanto da tagliarsi i capelli a caschetto e tingerli di rosa. Sì, be'… già. E indovinate un po'? Lo fa per il ragazzo che ama.

«Vorrei…vorrei il gran gesto.»
«Addie, ma lo sai che ti amo» ha risposto.
«O anche un gesto di media grandezza…» ho insistito, incapace di cambiare argomento.
[…]
«Non potresti fidarti del nostro amore, senza chiedermi ogni cinque secondi di darti una prova?»

Si sono lasciati da una settimana e, nonostante i buoni propositi, Addie non ha resistito alla tentazione di chiedergli di vedersi. E lui all'appuntamento non si era presentato. Cuore in frantumi (pezzi più piccoli, se è possibile), dolorosa devastazione e infinita autocommiserazione.
Per Addie, però, è finito il tempo di pensare a se stessa e alla propria personale tragedia. Le sue migliori amiche, Tegan e Dorrie, sono accorse per consolarla e aprirle gli occhi.
«Lo sai anche tu che a volte ti crei un bozzolo coi tuoi problemi. Voglio dire, lo facciamo tutti, non dico di no. Ma tu ne hai fatto una forma d'arte. E a volte…»
[…]
«A volte ti preoccupi più di te stessa che degli altri, ecco.»

E proprio per smentire l'amica e dimostrare di essere cambiata, Addie decide di prendere l'incarico di ritirare Gabriel, il maialino nano che lei e Dorrie hanno prenotato come regalo per Tegan.
Naturalmente non mancano intoppi, ma sono proprio questi che aiutano Addie a capire quante volte si sia lasciata prendere da se stessa. Ed eccolo lo spirito del Natale che si fa timidamente strada.
Proprio per questo e per la maggiore godibilità stilistica, il racconto della Myracle è il mio preferito.
Ampliando l'analisi all'intera raccolta, ho apprezzato i richiami reciproci tra i racconti che risultano legati tra loro da personaggi che da secondari diventano protagonisti (e viceversa) o che con le loro scelte finiscono per influenzare le altre storie.
Tuttavia, sono rimasta parecchio delusa dalla lettura: non solo i racconti non mi hanno soddisfatta, ma mi è dispiaciuto trovarci poca cura formale e narrativa; soprattutto non basta che il Natale sia solo una dimensione temporale per aggiungere l'aggettivo natalizio a una storia.
Poiché nessuno dei racconti è imperdibile, non posso consigliare Let it snow.

Il mio voto

2 specchi e mezzo

Amaranth

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