giovedì 9 ottobre 2014

Gocce di magia

Ogni libro è una successione di immagini e parole. Spesso alcune di queste colpiscono più di altre, lasciandoci del libro quei ricordi che poi restano anche a distanza di anni. Questi piccoli frammenti di storie possono ricreare atmosfere ed emozioni.
Per questo, ogni settimana, condivideremo con voi un piccolo frammento di storia, nella speranza che lasci qualcosa anche in chi non l’ha ancora letta.

Arabesque, Livin Derevel

Posò sul ripiano della tavola del formaggio, un paio di uova, qualche verdura, con l’intenzione di fare un misto di tutto, quando per poco non gli venne un colpo nel sentire una confusione assurda, una specie di tonfo, qualcosa che cadeva facendo un rumore infernale.
C’era solo lui in casa. Chi diavolo era?
Ci mancano solo i rapinatori che vogliono portarmi via gli acquerelli e siamo a posto.
Forse era stata la sua borsa che era finita sul pavimento. O forse il cane dei vicini scappato per l’ennesima volta.
Andò a vedere tanto per esserne sicuro. Sbirciò nel corridoio, senza vedere nulla di anomalo. Si guardò intorno avanzando dubbioso, passò davanti alla porta del soggiorno, e li si bloccò, sporgendosi a occhi spalancati.
C’era un tizio disteso a faccia in giù sul suo tappeto.
Ley rimase immobile per un attimo. Era molto perplesso.
Se quello era un ladro, era veramente pessimo. Se non lo era…
Chi cazzo era?




Angharad

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