venerdì 4 aprile 2014

Il rubino di fumo

Philip Pullman

Il mio rapporto con questo romanzo è diventato recentemente complicato. Mentre lo leggevo, alcuni libri si sono frapposti tra noi, ma eravamo d’accordo per una relazione aperta così non ci sono stati problemi. Le difficoltà sono iniziate appena ho terminato la lettura, ovvero al momento della stesura della recensione: ho rimandato e rimandato finché non si è trasformata in un mostro.
Le recensioni da scrivere hanno questo vizio: se passa troppo tempo, si irritano e avviene la spaventosa evoluzione.
Se mi permettete, sproloquio ancora un po’ (nessuno vi vieta di saltare questa parte: dopo la scheda del libro inizia la recensione). Volevo raccontarvi un dolce aneddoto legato al romanzo. Dovete sapere che la mia cuginetta sta imparando a leggere e ovviamente si esercita con tutto quello che le capita a tiro. Quando ha visto il mio libro, mi ha chiesto il permesso ma poi è rimasta ferma, preoccupata dalla mole (per lei non indifferente) del volume. A quel punto sono intervenuta dicendole di non preoccuparsi, non c’era bisogno che lo leggesse tutto e così ha iniziato a leggere, aiutata da me per tutte le parole difficili e straniere.
Ovviamente un giorno glielo regalerò, mi sembra doveroso.

Titolo: Il rubino di fumo
Titolo originale: The rubin in the smoke
Autore: Philip Pullman
Traduttore: Mariarosa Zannini
Editore: Salani Editore
Prima edizione italiana: 2003
Prima edizione: Oxford University Press - 1985
Pagine: 265
Prezzo: Brossura - € 9,00


A tre mesi dalla morte del padre, Sally Lockhart riceve una strana e sgrammaticata lettera. È stata spedita da Singapore, l’ultimo posto dove è stato il padre prima che la sua nave affondasse.
Pur avendo soltanto sedici anni, Sally è tutt’altro che sprovveduta e, dopo aver fatto qualche domanda al segretario della ditta Selby&Lockhart, ha capito che c’è qualcosa di sospetto e deve muoversi con molta cautela.
D’altra parte Sally non ha molto in comune con le altre ragazze della Londra vittoriana, complice anche l’educazione ricevuta dal padre. Dovendo crescere la figlia da solo, il signor Lockhart ha insegnato a Sally tutto quello che ha ritenuto fondamentale: equitazione, tattiche militari, contabilità, borsa; Sally sa persino sparare. In breve, she rocks.
Fin dall’inizio trova un complice fondamentale: Jim Taylor, un ragazzino sveglio e appassionato di gialli. E di certo non è un caso che le sue intuizioni siano tanto brillanti da mettere Sally sulla giusta strada.
Mentre Sally cerca di scoprire il significato della lettera che la mette in guardia da un misterioso pericolo, la vecchia signora Holland stringe affari di dubbia natura.
Ho apprezzato molto che Pullman non si sia limitato a inserire la sua narrazione nell’epoca vittoriana, ma abbia caratterizzato l’ambientazione descrivendo i sobborghi più squallidi, raccontando gli effetti dell’oppio e inserendo elementi storici come il commercio e la guerra dell’oppio. Gli eventi storici non restano sullo sfondo come un dipinto dettagliato: i personaggi vi si muovono all’interno, ne sono coinvolti.
Come è già emerso, Sally è una grande protagonista, forte e intraprendente, ma è difficile non affezionarsi agli altri personaggi positivi. Sally li incontra quasi casualmente e, dopo essersi imbattuta in Jim, conosce il fotografo d’Arte, Frederick e in seguito Rosa e Tremarella.
La trama è piuttosto lineare e la caratterizzazione dei personaggi è semplice: ciascun ruolo è ben definito e riconoscibile, le ombre nei buoni sono poco più che macchie e, quando nei cattivi vi è po’ di luce, questa risulta una simpatica sfumatura.
Sebbene mi sia piaciuto molto e trovi che Il rubino di fumo sia un bellissimo romanzo per ragazzi, sono rimasta un po’ delusa dalla conclusione e in particolare dal momento culminante dello scontro diretto con il nemico.
Tuttavia è difficile tenersi alla larga da questo romanzo: lo stile di Pullman è incredibilmente avvincente, il mistero sembra abbandonare le pagine per avvolgere il lettore e immergerlo nei suoi intrighi. Il tono è sempre in equilibrio tra un giallo e una fiaba dalle tinte un po’ scure, ma non rinuncia a un’ironia discreta. Quindi leggerò anche L’ombra nel nord, questo è certo.

Il mio voto

4 specchi

p.s. Ringrazio Annie per avermi indirizzata verso questa lettura.

Amaranth

4 commenti:

  1. Uhhh, l'ho letto secoli fa, però ammetto che per quanto carino non mi ha fatto impazzire e se ti ha deluso la conclusione aspetta di leggere i seguiti O_O

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    1. Ohi, ohi! Bisogna considerare che un libro per ragazzi... del finale posso dire che mi aspettavo, dato il crescendo dell'avventura, un po' più di movimento.

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  2. Bellissima questa trilogia di Pullman, certo non è Queste oscure materie, ma mi è piaciuta da matti comunque! Secondo me il secondo è persino migliore del primo, almeno a me ha fatto questo effetto, forse perché le cose vanno complicandosi e molte altre si approfondiscono :)

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    1. Uh! *.*
      Purtroppo non avevo letto ancora Pullman (mea culpa), ma questo romanzo è stato sufficiente per convincermi della necessità di rimediare.
      Sicuramente leggerò anche il seguito, e poi ormai mi hai incuriosita! ;)

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