mercoledì 19 febbraio 2014

Cercando Alaska

John Green

Ho sentito parlare così tanto, e così bene, di John Green che sentivo l’esigenza di leggere qualcosa di suo e di amarlo. Cercando Alaska è stato il mio primo approccio, e forse è giusto che sia stato così, visto che è stato il suo romanzo d’esordio.
Scommetto che volete sapere se l’ho amato oppure no… beh, ve lo dirò solo alla fine. Suspence!

Titolo: Cercando Alaska
Titolo originale: Looking for Alaska
Autore: John Green
Traduttore: L. Celi
Editore: Rizzoli
Prima edizione italiana: 10 novembre 2010
Prima edizione: marzo 2005 - Dutton Juvenile
Pagine: 312
Prezzo: € 15,00 - Brossura



Miles Halter ha sedici anni e ama leggere le biografie, in particolare gli piace memorizzare le parole pronunciate in punto di morte, perché pensa che dalle ultime parole si possa capire veramente una persona. È timido, un po’ impacciato e non ha amici.
Per il suo terzo anno di liceo, decide di trasferirsi al campus di Culver Creek, perché vuole cercare il suo “Grande Forse”.
Culver Creek è la svolta. È il luogo in cui fa le sue prime esperienze, quasi come se prima non avesse realmente vissuto.
È lì che trova i suoi primi amici: Chip Martin, detto Il Colonnello, che soprannomina Miles “Ciccio” (ironicamente, visto che è alto e magro) e Alaska Young, ragazza imprevedibile ed esuberante. Fuma la sua prima sigaretta, prende la sua prima sbronza, bacia la sua prima ragazza.
E si innamora proprio di Alaska, che però è fidanzata e fedelissima al suo Jake.
Alaska diventa in un certo senso il centro del suo mondo, ne è innamorato, lo affascina. Di fatto lei è il fulcro del gruppo di amici, la sua scintilla.

«Ma perché proprio Alaska?» domandai.
Sorrise con l’angolo destro della bocca. «Più tardi ho scoperto cosa significa. Viene da una parola aleutina, Alyeska. Vuole dire “ciò contro cui si infrange il mare”, e mi piace da morire. Ma quella volta ho solo visto l’Alaska sul mappamondo. Era grande: come volevo essere. E stava a mille miglia da Vine Station, Alabama: dove avrei voluto essere.»


È una ragazza particolare, con un carattere non facile e propensa agli sbalzi d’umore, un momento prima è l’amica più simpatica del mondo, quello dopo ti ignora o ti prende in giro. È inquieta e si scopre poi il motivo di queste sue stranezze, e si arriva a comprenderla. Io ho avuto momenti in cui mi piaceva e momenti in cui l’avrei strozzata, il mio apprezzamento era altalenante esattamente come il suo carattere. Il personaggio con cui però ho avuto più feeling è stato proprio Miles “Ciccio” . Perché caratterialmente gli sono più affine e talvolta ha espresso pensieri che avrei potuto essere io a pensare.

Questo insegnante era il mio tipo. Odiavo le lezioni in cui si discuteva. Odiavo prendere la parola, odiavo stare a sentire gente che si incastrava e si sforzava di esprimere concetti nella forma più fumosa possibile per farli sembrare meno stupidi, e odiavo tutta quella gara per indovinare ciò che l’insegnante voleva sentirsi dire, e poi dirlo. Questa è una lezione, perciò insegnatemi.

Green è stato abile nel creare personaggi realistici, li ha caratterizzati perfettamente. Sono tutti individui particolari, ma ognuno in linea con il proprio carattere. Anche lo stile è stato piacevole, scorrevole, diretto e semplice. È tutto narrato in prima persona da Miles, quasi un suo diario visto che si suddivide in giorni e non in capitoli. In un prima e in un dopo, al centro un evento che scombussolerà la vita di Miles e dei suoi amici. Leggere Quaranta giorni prima o Dieci giorni prima all’inizio di ogni brano, crea un senso di aspettativa, vien quasi voglia di saltare le pagine per scoprire cosa succeda quel giorno.

È stato strano leggerlo, perché non ricordavo niente della trama e non sapevo cosa aspettarmi o dove Green volesse andare a parare. Man mano che mi avvicinavo al giorno zero, mi sono chiesta cosa sarebbe successo. Inutile dire che, per quanto preparata alla comparsa di questo evento improvviso, mi ha colta di sorpresa.
Piomba tra capo e collo di personaggi e lettore. E Green è sadico.
È un romanzo particolare e molto introspettivo. Non aspettatevi una trama intricata o eventi straordinari. È la storia di Miles e dei suoi amici, della ricerca di sé e del suo Grande Forse, di un adolescente che come tanti altri cerca il suo posto nel mondo, il suo equilibrio.

Mi è piaciuto, e anche molto, ma non mi ha entusiasmata. Ci sono passaggi che ho trovato bellissimi, e che mi sono segnata, eppure non ho provato un grande coinvolgimento. Mi spiego, ci sono momenti in cui mi aspettavo di dover piangere o commuovermi, ma non è successo. E io sono capace di versare litri di lacrime, mari di lacrime, oceani di lacrime.
Invece, tutta la lettura è trascorsa con un certo distacco, ho provato empatia in certe situazioni con i personaggi, alcune parole mi hanno toccato il cuore (in modo positivo o a mo’ di pugnalata), però non è stato paragonabile all’effetto che mi hanno fatto altri romanzi.
È una cosa che mi ha lasciato stranita e confusa. Non so se sia dovuto al fatto che ormai ho superato l’adolescenza, al fatto che non ero in sintonia con i personaggi. Magari non era il momento giusto per questo romanzo.
Per questo non riesco a dare un voto pieno, perché è mancato in parte un mio coinvolgimento.
Tuttavia, dato che il romanzo in fin dei conti mi è piaciuto e che ho apprezzato anche lo stile, non sarà certo l’ultimo romanzo di Green che leggerò.

Una cosa mi ha infastidita, che è indipendente dal libro: io non ricordavo la trama, perciò mi sono avvicinata al romanzo senza saperne nulla. Una volta concluso però sono andata a cercarla e ho scoperto che fanno uno spoiler gigantesco. L’evento così importante, quello per cui c’è il conto alla rovescia e che si aspetta con un po’ di timore e impazienza, è spiattellato nella trama. Ora, magari non per tutti è così, ma se l’avessi saputo prima per me avrebbe compromesso la lettura. È un qualcosa di inaspettato, avviene praticamente a metà ed è ciò che provoca la crescita dei personaggi nella seconda parte del romanzo. Non ne ho parlato nella recensione appositamente, anche se, citandolo, avrei potuto aggiungere altro.
Quindi, il mio consiglio è di evitare accuratamente la trama se avete voglia di leggere Cercando Alaska. A meno che non viviate di spoiler, nel qual caso non avrete alcun problema.

Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo di esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: “I giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire.

Il mio voto

3 specchi e mezzo

Angharad

12 commenti:

  1. Io purtroppo conoscevo quel "piccolo dettaglio" dalla trama quindi non è riuscito a catturarmi!! Alcuni punti mi sono davvero piaciuti, ma anch'io in altri mi sono trovata distaccata e il fatto di sapere già dove volesse andare a parare non ha aiutato!! Peccato!! Infatti questo è il libro che mi è piaciuto meno tra quelli di Green!! :/

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    1. Conoscere quello spoiler rovina la lettura. Mi dispiace che ti sia capitato! :(
      Io anche non conoscendolo non mi sono sentita coinvolta, è stata una lettura tiepida. Sicuramente darò a Green un'altra possibilità. ;)

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  2. Fatemi capire... Sono davvero l'unica a non aver ancora letto nulla di Green. Nulla? Non trovo il coraggio di iniziare qualcosa di suo perchè dai vari commenti in giro ho capito una cosa. Ama far soffrire i suoi lettori... dite che gli dovrei dare una possibilità nonostante questo piccolo dettaglio?

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    1. Ecco, io mi sentivo come te: tutti a parlare di Green e io che non avevo letto nulla. Posso confermarti che adora far soffrire i suoi personaggi e i suoi lettori. Non saprei se consigliarti di leggerlo o meno, perché trovo sia molto soggettivo. Sinceramente non ti consiglierei di iniziare da questo, perché a me non ha conquistato, però, appunto, è un mio parere.
      Ti saprò dire con più precisione quando avrò letto Colpa delle stelle che è il prossimo di Green che ho in programma di leggere.
      Certo è che se non vuoi soffrire, non credo che sia l'autore giusto per te. ;)

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  3. Ang può capitare di non emozionarsi come si vorrebbe! Anche io fortunatamente non conoscevo l'evento x mi sarei incavolata come pochi!

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    1. Anche se può capitare, mi dispiace quando succede. >_<
      Anche io mi sarei infuriata! E non capisco perché l'abbiano scritto nella trama! Non me lo spiego! Siamo state fortunate a non beccarci lo spoiler. :3

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  4. Ho letto " Cercando Alaska " e me ne sono perdutamente innamorata, mi ha fatto cogliere un sacco di particolari della vita che non sapevo, solo dopo mi son dedicata a Città di carta , sempre di Jhon Green e sono rimasta un po' delusa perchè la trama è un pò simile m alcuni punti sono molto analoghi a quelli di Alaska quindi sapevo già che aspettarmi

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    1. Mmmmh, allora mi sa che aspetterò a leggere Città di carta, visto che già Cercando Alaska non mi ha entusiasmata non vorrei avere un'esperienza deludente con il secondo romanzo di Green. Credo che il prossimo che ho intenzione di leggere è Colpa delle stelle e spero mi conquisti. :)

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  5. Alle brutture si può sopravvivere, perché noi siamo indistruttibili nella misura in cui crediamo di esserlo. Quando gli adulti, con lo stupido sorriso di chi crede di saperla lunga, dicono: “I giovani si credono invincibili” non sanno quanto hanno ragione. La disperazione non fa per noi, perché niente può ferirci irreparabilmente. Ci crediamo invincibili perché lo siamo. Non possiamo nascere, e non possiamo morire. Come l’energia, possiamo solo cambiare forma, dimensioni, manifestazioni. Gli adulti, invecchiando, lo dimenticano. Hanno una gran paura di perdere, di fallire. Ma quella parte di noi che è più grande della somma delle nostre parti non ha un inizio e non ha una fine, e dunque non può fallire

    MI SAPRESTI DIRE A CHE PAGINA SI TROVA? HO CERCATO PER TUTTO IL LIBRO, MI SERVE PER UN LAVORO A SCUOLAMA NON LA TROVO.
    GRAZIE <£

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    1. Ciao! Mi spiace ma non ho il libro, l'avevo preso in prestito in biblioteca. Posso solo dirti che credo sia verso la fine del libro.

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  6. A me purtroppo avevano già detto quel piccolo dettaglio della storia (leggendola proprio sulla trama del libro), e nonostante questo Cercando Alaska è riuscito a coinvolgermi lo stesso. Come dici anche te, non è chissà quale gran capolavoro, ma penso che sia migliore di molti altri Young Adult. Non adoro particolarmente John Green (di quattro suoi romanzi che ho letto Cercando Alaska è l'unico che mi piace), però penso che abbia sviluppato bene una trama scontata e semplice :)

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    1. Il fatto che spiattellino quel particolare importante nella trama lo trovo orribile. Quello che mi ha spinta a continuare a leggere questo romanzo è proprio il non sapere, se avessi già conosciuto quel particolare temo che l'avrei apprezzato ancora meno. :/
      Non ho proprio sentito un gran coinvolgimento, anche se sono d'accordo sul fatto che sia riuscito a sviluppare piuttosto bene una trama scontata. Purtroppo avendo anche letto Città di Carta ho ridimensionato anche questa lettura e Green stesso, non è un autore che apprezzo granché, ma mi mancano ancora dei romanzi, quindi chissà...
      Per ora, sì, Cercando Alaska è quello che mi è piaciuto di più, ma è un apprezzamento tiepido nel mio caso. :)

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