sabato 26 ottobre 2013

La maschera nera

Virginia Mandolini

Eccoci di nuovo alle prese con una recensione a quattro mani, che per vari motivi non siamo riuscite a scrivere prima. Sono diversi mesi infatti che abbiamo letto questo romanzo, ma ormai è giunto il tempo di parlarne.
La maschera nera è il romanzo d’esordio di Virginia Mandolini e tratta temi delicati che vanno oltre l’amore tra due giovani, molto presente di solito nei romanzi di genere.
Non è una recensione facile da scrivere per noi, perché per molte ragioni non ci ha convinte.
Ammettiamo di essere molto puntigliose e di avere gusti difficili e questo, forse, ci ha impedito di apprezzarne certi aspetti.
Volendo essere molto chiare, abbiamo deciso di inserire degli estratti, pertanto vi informiamo fin da adesso che potrebbero esserci dei piccoli spoiler.

Titolo: The Black Mask (già La maschera nera)*
Autore: Virginia Rainbow
Editore: Selfpublishing
Prima edizione: novembre 2012
Pagine: 420*
Prezzo: Brossura - € 18,00; ebook - € 3,49


Nicol è figlia di un ricco imprenditore italiano e frequenta l’ultimo anno di un liceo scientifico a Roma. Un giorno viene rapita e portata in un castello in Irlanda, dove conosce Manuel, il capo dei rapitori.
Manuel entra nella cella in cui è stata legata Nicol con l’intenzione di violentarla (segnatevi questo punto perché poi ci ritorneremo). Mentre sta per compiere il gesto, dettato dall’intenzione di portare a termine un piano che inizialmente rimane misterioso, viene bloccato dallo sguardo implorante della ragazza e da quel momento in poi il loro rapporto cambia. Manuel inizia a prendersi cura di Nicol, che smette di essere un ostaggio, e giorno dopo giorno tra i due nasce un sentimento profondo.
Proprio in virtù di questo amore, Manuel decide di liberarla, compromettendo la fiducia che i suoi complici avevano riposto in lui.
Abbiamo raccontato solo una piccolissima parte delle vicende che coinvolgono e sconvolgono le vite dei protagonisti, ma non approfondiremo gli eventi della trama.

Ci preme affrontare subito un elemento particolarmente grave, almeno dal nostro punto di vista.
Il fatto che Manuel sia intenzionato a stuprare Nicol, quali che siano i suoi motivi, non è giustificabile in alcun modo, né è credibile il modo in cui viene recepito dalla ragazza, che non sembra rimanerne realmente sconvolta.
Le dichiarazioni d'amore a prima vista (Io ti amo dal primo momento che ti ho visto entrare in quella cella. Ho sentito chi eri nell’istante in cui mi hai sfiorata per violarmi e sapevo che non l’avresti fatto.) , che vengono riportate nelle pagine successive, non ci sono sembrate sufficienti né ragionevoli per motivare i comportamenti dei protagonisti. In una contemporaneità in cui è necessario condannare quotidianamente la violenza verso la donna, viene spontaneo domandarsi se non sia negativo l’esempio di questo romanzo.
Pensando anche di sorvolare sulle primissime intenzioni di Manuel, è difficile ignorare il suo successivo comportamento:

La fissava come impazzito. Quando lei tentò di strappargli la chiave dalle mani, l’afferrò per i polsi, strattonandola e sbattendola contro il muro. Nicol sentiva la rabbia montarle dentro sempre più forte, ma tanto più provava a ribellarsi, tanto più lui la dominava con incrollabile vigore.
Tentò più e più volte di slacciarsi dalla presa, ma lui era come una roccia. Cominciò allora a colpirlo con le ginocchia per allontanarlo da sé, ma Manuel, con un gesto violento e repentino, la trascinò fino al tappeto davanti al divano, scaraventandola a terra e piombandole addosso come una furia.


Leggendo questa parte ci siamo più che indignate. Si tratta di fatto di nuovo tentativo di stupro, questa volta non pianificato, ma guidato da un cieco desiderio di “perdono”. E cosa ancora più grave, arriva questo: Nicol, dopo essere stata strattonata, spintonata contro un muro e di nuovo “sottomessa”, riesce a perdonare il comportamento violento di Manuel. A questo punto ci sentiamo tranquille di affermare che questi contenuti non solo sono diseducativi, ma offendono anche le vittime reali. Il perdono non è di per sé negativo, né la violenza deve essere considerata un argomento vietato, semplicemente andrebbe condannato il gesto e nel libro questo manca.

Il romanzo è diviso in tre parti, che, presumibilmente, nelle intenzioni dell’autrice sottolineano l’evoluzione e la crescita dei personaggi. Tuttavia, gli schemi dell’intreccio narrativo tendono a ripetersi, introducendo ben poca novità rispetto agli eventi precedenti. In particolare, sintetizzando notevolmente, il rapporto tra i due protagonisti è un susseguirsi di “rapimento-amore-litigio-perdono” in un crescendo di intensità. Questo tipo di schema è sufficiente allo sviluppo dell’intera trama e non era necessario, a nostro avviso, che venisse riproposto più volte.
Essendo un’ambientazione realistica sarebbe ragionevole aspettarsi una verosimiglianza degli eventi. In particolare ci riferiamo alle caratteristiche attribuite ai personaggi, un esempio molto eclatante è Manuel.
Manuel ha ventiquattro anni ed è il capo di una banda di criminali ricercata in tutto il mondo, ma ha un passato particolare. Infatti, essendo orfano, è cresciuto in una favela brasiliana insieme ai nonni fino ai quattordici anni, quando è stato adottato da una coppia irlandese. Ha così potuto studiare ragioneria, diventando geometra.
È un ragazzo molto fortunato, che ha trovato facilmente impiego in una ditta che sì, lo manda in trasferta per il mondo, ma gli lascia il tempo sufficiente per dedicarsi alle sue attività criminali e alla gestione di un castello in Irlanda.
Se pensate che sia finita qui, state sottovalutando il nostro Manuel. Infatti, il bel protagonista è laureato in lingue straniere e ha preso varie specializzazioni, tra cui quella in pranoterapia. Inoltre, essendo così talentuoso, è in grado di imparare qualsiasi ballo semplicemente osservandone i movimenti.
Non mancherebbero altri esempi, ma crediamo di aver reso in maniera soddisfacente il nostro pensiero.
In alcuni casi ci è sembrato che la ricerca di informazioni non sia stata condotta in modo approfondito. Per esempio, Nicol si diploma con il massimo dei voti: 60. Vorremmo far notare che è dall’anno scolastico 1998/1999 che i voti di maturità sono in centesimi.

Dopo aver conseguito il massimo dei voti (in un liceo scientifico!) decide di abbandonare gli studi per dedicarsi all’educazione dei bambini delle favelas in un primo momento, e successivamente per sostenere Manuel.
Di certo non emerge una figura femminile forte ed emancipata. Se non ci fossero stati altri elementi (tra cui quelli sopra) a spingerci a riflettere sul ruolo della donna e le sue caratterizzazioni probabilmente non vi avremmo prestato uguale attenzione. Soprattutto è eccessivo che le donne che scelgono di avere relazioni al di fuori del matrimonio e senza coinvolgimento sentimentale siano definite "donnacce", senza alcuna discriminante. Manuel stesso ammette di aver frequentato delle prostitute e non si definisce "uomaccio".
Riprendendo a parlare di Nicol, c’è un altro suo atteggiamento che contraddice il personaggio e non lo rende particolarmente apprezzabile. Quando parla delle sue migliori amiche, che essendo diciottenni hanno gli interessi tipici della loro età, Nicol ne è infastidita e i giudizi che dà non sono lusinghieri.

Era una ragazzina simpatica, molto affezionata a Nicol, capelli corti, occhi azzurri, semplice nel vestire, una delle poche amiche sincere e Nicol per questo le era grata e le perdonava i lunghi discorsi logorroici che l’annoiavano a morte.

Dal punto di vista stilistico, considerando che l’autrice è un’esordiente e un’autopubblicata, va notata una certa scorrevolezza nella scrittura, che però viene oscurata da uno scarso controllo del registro linguistico.
La narrazione è in terza persona e si alternano i punti di vista di Manuel e Nicol, senza tuttavia alcun tipo di distacco, rendendo impegnativo distinguere i pensieri e le azioni dell’uno e dell’altra.
Inoltre, vi è una mescolanza inappropriata di termini ricercati, che non si adattano alla scelta stilistica mantenuta per il resto del romanzo.

Era così strano ritrovarsi in un posto sconosciuto a desinare con un uomo sconosciuto…

Un discorso simile si può fare per il modo di esprimersi dei personaggi durante i dialoghi, il caso lampante è quello dei professori che parlano a una festa.

- Sono contento che la ragazza si sia ripresa – riprese il primo – secondo me è anche merito di Jonata. Le sta sempre attaccato come una cozza. Lo vedo a ricreazione, ha attenzioni solo per lei e dire che è un gran bel ragazzo anche lui…
L’argomento risvegliò l’attenzione di Manuel.
- Sì, hai ragione! Scommetto che sono fidanzati… - garantì il secondo. - Che cosa te lo fa pensare? – intervenne Manuel, un po’ innervosito.
- Beh, lui è proprio innamorato di lei, si vede a un miglio e lei fa un po’ la difficile, ma secondo me le piace. Del resto è carino, gentile, di ottima famiglia, bravo a scuola…


Non siamo insegnanti e non sappiamo quali siano effettivamente le conversazioni che avvengono nella sala professori, ma dubitiamo che si esprimano in questi termini tanto adolescenziali. O almeno lo speriamo.
La mancanza di un controllo del piano espressivo e del registro linguistico porta anche a contraddizioni, come quella di Carlos che inizialmente si rivolge a Manuel, il suo capo, con deferenza, e poi passa dal lei al tu rivelando un’amicizia di lunga data.
Attribuiamo all’inesperienza dell’autrice anche la tendenza a voler fornire molte informazioni al lettore attraverso espedienti poco realistici.

L’uomo annuì.
Il capo lo guardò con aria decisa.
- Il tuo compito qui e quello di Lucas, che ti dà il cambio, sembra di poco conto, ma non lo è. Dovete sorvegliare l’uscita e avvisarmi di qualunque movimento sospetto. Io verrò a controllare ogni tanto, ma voi dovete essere molto accorti.


Carlos dovrebbe già essere a conoscenza di chi è Lucas e del fatto che sarà lui a dargli il cambio. È evidente che l'informazione sia stata inserita a favore del lettore e per questo motivo risulta forzata all'interno di un dialogo. L’autrice ha voluto trasmettere con il suo romanzo un messaggio ben preciso, che non è solo l’amore a trionfare, ma anche la fede e la volontà di aiutare i meno fortunati.
Se venissero smussati alcuni particolari e venissero rivisti certi avvenimenti, la lettura potrebbe risultare piacevole.

Il mio voto

1 specchio e mezzo

* EDIT 16/12/2013 Il romanzo è stato pubblicato in nuova edizione e rinnovata veste grafica.

Amaranth & Angharad
Questa recensione partecipa a Tributes Reading Challenge.

24 commenti:

  1. Per quanto sia una recensione negativa, l'ho apprezzata perché dettagliata nel modo giusto. Brave ragazze!

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Sapevo che il mio libro non vi era piaciuto, perché me l’avevi accennato, Amaranth, ed è del tutto accettabile che ognuno abbia i suoi gusti su quanto legge, ma mai e poi mai avrei immaginato un commento del genere.
      L’interpretazione che ne avete dato non rappresenta affatto quanto io volevo esprimere e ti assicuro che su tante recensioni che ho ricevuto e tra tante persone che hanno letto il mio libro nessuno ha mai NEANCHE LONTANAMENTE accennato a una visione del genere, anzi alcuni mi hanno fatto osservazione sulla sdolcinatezza che trovava nel rapporto tra i personaggi principali.
      Tutte sono state positivamente affascinate dal personaggio di Manuel che, per come lo descrivete, sembra un personaggio negativo in assoluto.
      In nessuna parte del romanzo, né sulla bocca di nessun personaggio si evince la giustificazione dello stupro. E’ una personale interpretazione vostra che non so come vi possa essere venuta in mente.
      Riportate degli stralci a dimostrazione della vostra tesi, ma non è possibile farlo senza considerare il contesto in cui sono inseriti. Diventa fuorviante. Si può riportare un brano per evidenziare un errore nella forma o nell’uso del linguaggio e va benissimo, ma non nel motivare una propria soggettiva interpretazione di un insieme che ha una sua logica ben determinata.
      Il romanzo parla di personaggi inventati che ho cercato di delineare, descrivendo il loro complesso mondo interiore, nel bene e nel male.
      Cercherò di spiegarvi quello che avete evidentemente frainteso. Sono sicura che sarete in grado di capire :o)
      Manuel è un ragazzo che cova dentro un odio enorme da anni, che ha messo su una banda per ottenere vendetta contro un uomo che ha torturato e ucciso barbaramente la sua famiglia sotto i suoi occhi di ragazzino. Vuole farlo facendo del male alla figlia dell’uomo che odia.
      Non c’è nessun tipo di giustificazione dello stupro, c’è l’analisi interiore di un ragazzo che vive un dramma terribile, che è accecato dall’odio, ma che con fatica riesce pian piano a superarlo e a volgerlo in bene.
      Quando lui tenta di stuprare Nicol, lei è disperata, lo implora di non farlo in tutti i modi.
      Dove ci vedete una reazione di assenso?? Come sarebbe: “non sembra apparentemente sconvolta”?? Era legata e impossibilitata a muoversi, debole, ferita, confusa. Una persona in forze, libera di muoversi, reagisce in modo sicuramente più attivo, ma lei non poteva fare altro che far leva sulla pietà di lui.
      Quando Nicol, tempo dopo, gli confida che “lo aveva amato dal primo momento” non significa certo che l’aveva giustificato nel suo atto. Lei vede in lui fin dall’inizio una luce diversa rispetto ai suoi complici che erano stati crudeli con lei e infatti dice “sapevo che non l’avresti fatto”. Esiste tra le persone, e credo sia un’esperienza comune, una comunicazione empatica che va oltre l’apparenza.

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    2. Concordiamo con le nostre colleghe sul fatto che vi sia sdolcinatezza nel loro rapporto, ma sono altri aspetti che ci hanno infastidite. E il fatto che nessuna di loro li abbia visti, non vuol dire che non ci siano. Solo perché siamo le prime ad averli notati, non rende necessariamente meno valida la nostra opinione.

      Noi non abbiamo MAI detto che Nicol ha una reazione di assenso, ma solo sottolineato come non abbia una reazione che ci si aspetterebbe da una vittima di una violenza.
      Sì, è sconvolta, ma solo mentre avviene il tentato stupro; dopo sembra non risentirne gli effetti. Anzi, in un momento successivo lei si lascia toccare e consolare da Manuel: non è credibile. Una vittima di un tentato stupro, difficilmente lascia che un uomo si avvicini, figuriamoci il suo assalitore. E la facilità con cui inizia costruire il rapporto con Manuel non è realistica.

      Lei vede in lui fin dall’inizio una luce diversa rispetto ai suoi complici che erano stati crudeli con lei e infatti dice “sapevo che non l’avresti fatto”.

      Su che base, scusa? Come può essere così sicura che non l’avrebbe fatto? Forse siamo noi troppo razionali, ma se avessimo vissuto la stessa situazione di Nicol, Manuel non avrebbe più potuto avvicinarsi.

      Quando Nicol, tempo dopo, gli confida che “lo aveva amato dal primo momento” non significa certo che l’aveva giustificato nel suo atto. Esiste tra le persone, e credo sia un’esperienza comune, una comunicazione empatica che va oltre l’apparenza.

      È stato proprio in quel momento che il loro amore ha perso credibilità. NESSUNA donna può dire di essersi innamorata a prima vista di uno che ha cercato di violentarla, qualsiasi cosa veda o pensi di vedere nei suoi occhi. Si tratta di violenza! Che sia avvenuta, o meno.
      Anche l’empatia che tu indichi come motivo sufficiente per la nascita del sentimento, non lo è affatto, perché si entra in empatia a prima vista o col tempo, ma di certo non in una situazione del genere.
      Abbiamo compreso che grazie all’amore e alla presenza di Nicol Manuel trova il modo di superare l’odio e il dramma interiore, ma rimane discutibile che lui progetti la violenza e si scandalizzi allo stesso tempo dei maltrattamenti subiti da Nicol.

      Ci teniamo a precisare che usiamo gli estratti nelle nostre recensioni per spiegare in modo più efficace il nostro punto di vista. D’altra parte sarebbe credibile una critica in cui non c’è possibilità di riscontro?

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  3. Nicol vede ciò che c’è di buono in lui e gli dà fiducia, mentre lui si impietosisce di lei vedendola sofferente. Per entrambe queste ragioni lui desiste immediatamente dal suo intento e comincia a prendersi cura di lei con amore. Lui cambia in modo repentino il suo intento, perché non riesce a farle del male. Anzi è convinto di potergliene ancora fare in altro modo, seducendola, ma non riesce neanche così. Pensava che sarebbe stato capace di compiere un atto terribile, esplicitamente dichiarato come tale, invece non ce la fa.
    Tutti questi passaggi psicologici sono tratteggiati con molta cura. E’evidente che è una storia inventata, però è ben motivata e spiegata.
    Quando nella seconda parte del romanzo Manuel l’afferra con violenza, come riportate nello stralcio, non lo fa per violentarla. E’ disperato, perché teme di perderla e non riflette, agisce in modo impulsivo, ma non vuole farle nessun male in realtà. La personalità di Manuel è descritta come quella di un ragazzo che ha subito forti violenze e che ha una natura chiusa e al tempo stesso impetuosa. Sa essere dolcissimo, ma anche duro e irascibile. E’ fatto così.
    Nicol non lo giustifica, lo comprende. Sa esattamente cosa lui prova. E’ disperato. Sa come prenderlo. Lo ama. Tanto è vero che lui un secondo dopo diventa un agnellino e le chiede scusa. Non si parla di un ragazzo che aveva l’abitudine di picchiarla, non la sfiora altro che per accarezzarla e accontentarla in tutto. E’ di una dolcezza disarmante. Voi dite che andrebbe condannato il gesto. Non mi sembra che quel gesto sia stato acclamato, tanto che lui si scusa con lei e si vergogna di se stesso. E lei non è affatto sottomessa. Difatti non lo riaccoglie dopo quel gesto. Lo manda via. E lui se ne va senza nessuna protesta. E’ Nicol che lo domina, anche se lui è più forte fisicamente.
    Si tratta di capire il significato dei gesti. Se siamo arrabbiati o disperati possiamo compiere gesti inconsulti, che non sono giustificabili, ma comprendibili. Si tratta cioè di valutare la reale intenzione di chi li compie.
    Altra cosa, dove sta scritto che le donne che scelgono di avere relazioni fuori dal matrimonio sono donnacce? Nicol era religiosa e aveva un suo codice di comportamento, ma da questo a fare un giudizio ce ne passa. E’ descritto un comportamento, che credo sia del tutto rispettabile, tutto qui.
    Manuel al contrario non si fa nessuno scrupolo, aveva anche frequentato prostitute, appunto.
    Credo vi riferiate in particolare a un passo dove si parla di Manuel e si evidenzia il fatto che non si fosse mai innamorato, che avesse sempre avuto rapporti occasionali senza sentimento. Si descrive lui come un ragazzo che rifuggiva i rapporti stabili, non voleva legarsi sentimentalmente a nessuno e non era realizzato. E dunque?
    Sono personaggi con i loro caratteri, i loro credi e la loro educazione. Non c’è nessun intento moralistico nella storia.
    Riguardo le altre osservazioni a proposito del linguaggio o altro, non ho nulla da dire, anzi mi fa piacere leggere di come posso migliorare nel mio modo di scrivere.
    Però, davvero, credo che abbiate male interpretato lo spirito di questo romanzo, che ha solo lo scopo di narrare la storia romantica di due giovani con alle spalle un passato completamente diverso che, pian piano, tra mille ostacoli, superano le loro difficoltà e costituiscono una coppia ideale.
    Quanto dite alla fine è infatti vero: “L’autrice ha voluto trasmettere con il suo romanzo un messaggio ben preciso, che non è solo l’amore a trionfare, ma anche la fede e la volontà di aiutare i meno fortunati.”
    L’amore e la fede vincono sull’odio e sulla violenza” appunto :o) Dunque quale “messaggio diseducativo” ci sarebbe?
    Io vi consiglio di rileggerlo in maniera continuativa, guardandolo sotto questa luce che vi ho descritto. Sono convinta che vi ricredereste :o)








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    1. È un po’ strano che sia tu a dirci che i passaggi psicologici siano ben tratteggiati e che la storia sia ben motivata, dal momento che tu sei l’autrice e, anche quando tu lo dica sostenuta dalle opinioni delle nostre colleghe, devi tenere in considerazione che sei stata tu a richiedere la nostra recensione che, con i tempi (te l’avevamo detto) a noi necessari, ti abbiamo fornito.

      Dici che quando Manuel, nella seconda parte del romanzo, l’afferra con violenza, non ha nessuna intenzione di violentarla. E allora perché questo?
      - Pensi forse di poter ottenere ciò che vuoi con la forza? – gli rispose lei, guardandolo con gli occhi che le brillavano di sfida.
      Ma non aveva capito che lui era fuori di sé, incapace di ragionare e di controllarsi.
      Prese a strapparle l’abito della festa, mandando in aria le paillette del corpetto, e a baciarle il collo con foga, in un moto convulso e irrefrenabile.


      È vero, Manuel si ferma e si pente, come tra l’altro succede nella realtà: l’aggressore si pente. È assurdo che la colpa poi ricada su Nicol:

      Sono io con la mia superficialità e il mio egoismo che ti ho portato a rifugiarti in quel locale tra le braccia di quella donnaccia! Mi dispiace tanto!

      Troviamo agghiacciante che lei senta di doversi scusare perché lui l’ha tradita.
      Inoltre, poco prima Nicol dice:

      Mi hai permesso di andare in discoteca senza lagnarti mai, hai sofferto in silenzio, perché volevi lasciarmi libera e farmi svagare.

      A noi sembra assurdo che lei debba avere il permesso da Manuel per uscire e andare in discoteca, come se non fosse un suo diritto fare quello che vuole.

      Hai ragione, abbiamo esteso il termine “donnaccia”, utilizzato in questo caso solo per le prostitute Precisiamo che si tratta comunque di una parola che esprime un giudizio fortemente negativo su persone di cui non si conosce la storia o le motivazioni nella scelta di una vita del genere, quindi fuori luogo.
      In ogni caso, ci riferivamo a questo passaggio:

      Si trattava di giovani di bassi principi con cui aveva stretto un legame di convenienza o di semplice soddisfacimento fisico. A volte anche prostitute.

      Dalla frase così com’è posta, al di là del fatto che è estrapolata dal contesto che noi conosciamo benissimo, si evidenzia che non sempre le giovani di bassi principi sono prostitute. La domanda è: come viene stabilito da Manuel che non abbiano alcun valore morale? È evidente che il giudizio deriva dal fatto che queste donne vogliano avere solamente una relazione fisica.

      Quello che abbiamo cercato di comunicarti, è che qualsiasi cosa venga scritta è un messaggio che passa. È evidente che abbiamo visioni della vita e di ciò che è ideale diverse.

      Ci teniamo a precisiamo che il romanzo è stato letto in modo continuativo e con molta attenzione e se l’abbiamo interpretato in modo diverso da quello che tu intendevi trasmettere, non è solo dovuto alla differenza di punti di vista, ma anche al modo in cui sono posti alcuni eventi.

      Ci fa piacere che tu abbia accettato un confronto. Ti ringraziamo e ti auguriamo un buon proseguimento.

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  4. Quando lei dice “pensi di poter ottenere quello che vuoi con la forza” intende costringerla a tornare con lui, non avere un rapporto “forzato”.
    Siccome lei da giorni e giorni non vuole neanche vederlo e non gli dà modo di parlare, di convincerla in nessun modo “civile”, lui ha un atto di “impazienza”, di irruenza. Va fuori di testa, come si dice. Non sa neanche lui quello che sta facendo.
    Il termine “donnaccia” riferito a prostitute è abbastanza consueto nell’immaginario.
    Sì, nel passo che avete citato si intende giovani che vogliono avere solo una relazione fisica senza sentimento e non mi sembra che possano essere considerate di “ alti principi”, rispetto a quel tipo di scelta, non ad altro, è evidente. Poi nel commento avete mischiato questo con il discorso di avere rapporti fuori dal matrimonio, che non c’entrava nulla.
    Comunque , come non avevano alti principi loro, non li aveva neanche lui, tanto che si sente “inferiore” rispetto a Nicol. E’ descritto un ragazzo che non ha una rotta stabile nella vita, anche a causa del trauma vissuto.
    Riguardo al fatto che la colpa ricade su Nicol e che dovesse chiedere il permesso a Manuel per andare in discoteca, non è esattamente così.
    Io penso che, quando qualcuno sbaglia, il più delle volte, anche se non sempre, c’è una qualche responsabilità dell’altro. Una persona può essere più cattiva di un’altra, sì, ma di solito i comportamenti derivano da qualcosa che li ha provocati. Se non si parte cercando di capire le ragioni dell’altro, sbagliate o giuste che siano, non si può neanche vivere in modo pacifico in una società e nel caso di una coppia riuscire a costruire e mantenere un rapporto stabile.
    E’ sostanzialmente questo che volevo esprimere nell’atteggiamento “aperto” di Nicol.
    Lui passava tutto il giorno a lavorare nell’azienda del padre di lei per amore suo e vede che lei, invece di sostenerlo, va in discoteca lontano da lui. Lei gli manca terribilmente ed è geloso. Inoltre vi è anche una difficoltà legata al fatto che lui ha accettato di non avere rapporti con lei prima del matrimonio e questa cosa non è facile da reggere a lungo.
    Lei va in discoteca perché gli manca lui che lavora sempre, perché si trova ad affrontare una vita più dura di quella che romanticamente credeva.
    Ecco che nasce un conflitto. Invece di parlarne insieme e trovare una soluzione, si chiudono in sé stessi, si nascondono nel loro dispiacere con l’idea di “accettare” l’altro. In questo caso direi di “sopportare” l’altro. E sbagliano. L’atto brutto di lui non è altro che lo sfociare di un conflitto.
    Ora sicuramente si può obiettare facendo riferimento a valori diversi che ognuno ha, ma da qui a parlare di “romanzo diseducativo” credo ce ne passi.
    Dare una etichetta, esprimere un giudizio di merito è una cosa che mi è dispiaciuta e che considero sbagliata.
    Si può dire, come infatti adesso fate, che si hanno visuali della vita diverse o anche che certi punti potrebbero essere chiariti meglio, questo ci può stare tutto.
    Ma ci tenevo a precisare che non vengono veicolati messaggi diseducativi in nessuna maniera.

    Vi ringrazio comunque di aver letto il mio libro e di aver espresso la vostra opinione.
    Vi “sfido” a leggere anche il secondo che ho scritto e vediamo come andrà :o))

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    1. Visto che pensi di poter spiegare meglio di noi il tuo libro in quanto autrice, cosa che non dovrebbe essere necessario fare, non ci sembra il caso di addentrarci in ulteriori discussioni. La cosa che noi abbiamo trovato insopportabile in questo libro è stata la mancanza di una netta condanna del comportamento di Manuel. Quello che dovrebbe essere l’eroe della storia, infatti, progetta e quasi mette in pratica una violenza su una ragazza indifesa; il fatto che Nicol lo perdoni non rende meno grave l’atto, che comunque non viene condannato. È da questo punto di vista troviamo che ci siano contenuti diseducativi.
      È chiaro, inoltre, che noi non possiamo condividere la visione del ruolo della donna che emerge da queste pagine. Invece di promuovere la figura di una donna emancipata e forte, viene esaltata una donna il cui unico scopo dev’essere il supporto al marito, dev’essere dolce e pura e non esitare ad abbandonare le proprie aspirazioni per un uomo.
      Lucia Mondella è morta e sepolta da qualche secolo, preferiremmo che resti tale.

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  5. Trovo assolutamente inconcepibile e anche agghiacciante che si giudichi moralmente un testo per stabilirne il valore letterario. L’autore non è tenuto a giustificare moralmente i suoi personaggi, i libri non sono favolette morali. Per fare un esempio tra milioni, in "Dancing Girls: And Other Stories" di Margareth Atwood, più volte candidata al premio Nobel per la letteratura, si descrive con estrema finezza psicologica un rapporto di potenziale codipendenza e di subordinazione psicologica della vittima, senza imporre al lettore un messaggio. Questo perché tale approccio è contrario allo spirito della letteratura, che deve lasciare che i personaggi vivano di vita propria. Spetta al lettore "accoglierli" in sé come crede, lasciarsene plasmare o definire per esclusione.
    L'imposizione di un messaggio da parte dell'autore è un insopportabile atto d'arroganza, che svaluta i suoi lettori, ipotizzandoli come bambini bisognosi di essere guidati ed educati. Non potrei mai apprezzare una tale sopraffazione, da lettrice adulta.

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  6. La prima lezione da imparare, se volete recensire libri, è di distinguere il narratore dall’autore, SEMPRE.
    Potete non condividere la visione della donna che ne emerge, liberissime. Ma non è la Costituzione, o un testo al quale ispirarsi per definire il proprio comportamento. Sarebbe come giudicare I promessi sposi, da voi citato, sulla base dell'emancipazione delle figure femminili. È una chiave interpretativa fallace, e non spetta a un recensore proteggere chi legge dai rischi dell'immedesimazione.

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    1. Se un testo non venisse più giudicato anche dal punto di vista del messaggio veicolato e dei principi morali, che sono colonne portanti della trama, non esisterebbe più la critica letteraria. In questo caso, non si sta né parlando di un premio Nobel, né si sta giudicando l’autrice in quanto persona.
      Esattamente come nei film viene indicato il target consigliato (i famosi bollini), anche per i libri dovrebbe avvenire questa distinzione: dato che il libro è indirizzato a tutte le età, il lettore deve sapere che cosa andrà a leggere ed è nostro dovere informare quali siano i punti critici (come quello di una violenza non condannata) laddove non ci troviamo d’accordo. Un ragazzino o una ragazzina ha capacità di critica, ma non quella di un adulto. Un amore che, se non scaturisce dalla violenza, quanto meno riesce a trasformarla in una fatica quotidiana da superare assieme, non può che risultare spaventoso e suscitare in noi riprovazione.
      Nessuno vieta ai nostri lettori di leggere il romanzo della Mandolini e farsi un’idea personale. I NOSTRI follower, tutti, dal primo all'ultimo, sono in grado di farlo: non hanno bisogno di essere guidati, ma è nostro diritto esprimere e condividere con loro un’opinione che ci è stata richiesta.
      Gli autori che si rivolgono a noi sono invitati a prendere atto della nostra review policy, se non la condividono sono liberissimi di rivolgersi altrove. L'autrice ci ha pressato per avere una recensione pur conoscendo o avendo la possibilità di verificare quali fossero le nostre capacità di giudizio.
      Abbiamo utilizzato l'esempio dei Promessi Sposi a ragione veduta. Dato che Manzoni è vissuto nell'Ottocento e l’ambientazione storica del suo capolavoro tiene conto della visione sociale seicentesca, non sarebbe logico criticarne i contenuti. Sebbene non ci si astenga da sottolineare (e non siamo noi a farlo, ma critici letterari professionisti) che si tratta di una visione maschilista e superata.
      La maschera nera è un romanzo ambientato nella contemporaneità storica, pertanto risulta retrogrado oltre che ipocrita. Il fatto che il narratore sia una terza persona singolare, onnisciente in quanto in grado di riportare i pensieri dei protagonisti, lo rende anche in grado di esprimere giudizi e condanne sulle loro azioni. Salvo non si tratti di un esercizio di Naturalismo/Verismo.
      Il giudizio complessivo dell’opera non è dato, e non viene MAI dato, solo sulla base delle tematiche trattate, ma viene considerata anche la forma. Questo romanzo, come abbiamo già esposto nella recensione, presenta lacune e ingenuità nella trama, oltre che delle carenze stilistiche. Sono questi gli elementi che sono stati considerati per la valutazione del libro e le assicuriamo che siamo perfettamente in grado di distinguere narratore e autore, che MAI abbiamo criticato.

      Proprio perché siamo liberissime di non condividere la visione della donna che emerge, possiamo pubblicamente decidere di prenderne le distanze e motivarne le ragioni.
      Ricordiamo che questo blog è casa nostra, che siamo aperte al confronto, che questa attività è una nostra passione e non il nostro lavoro. Risulta scortese volerci IMPARTIRE un insegnamento senza conoscere le nostre capacità e sulla base di un’unica recensione letta.
      Risulta tristemente evidente che se questa recensione avesse condiviso ed esaltato interamente i contenuti, compresa la figura femminile costretta a chiedere scusa perché sceglie di uscire e per essere stata SBATTUTA contro un muro, forse avremmo ricevuto i vostri commenti, ma non critiche falsamente costruttive sulla nostra attività.

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    2. Cara Micaela,
      sono assolutamente d'accordo con te nel dire che un autore non sia tenuto a giustificare moralmente i propri personaggi, anzi, spesso dovrebbe fare l'esatto opposto. A questo proposito vorrei citare "Lolita" di Nabokov. In questo romanzo, narrato in prima persona, seguiamo le vicende del protagonista innamorato follemente di Lolita e con la quale, secondo lui, ha un'intensa storia d'amore. Peccato che Lolita sia una dodicenne e lui un uomo di mezza età. Questo per dire, prima che mi si accusi di usare esempi a caso, che anche le storie con vicende scabrose possono essere opere letterarie di immenso valore artistico.
      Assodato che l'autrice in questione non è sicuramente ai livelli dello scrittore russo, c'è un piccolo dettaglio che vorrei far notare: il comportamento di Humbert (protagonista del romanzo) viene comunque condannato. Non esplicitamente, ma viene comunque fatto passare il messaggio che il suo comportamento è deviato.
      Io non ho letto il romanzo in questione, perciò non posso fare un confronto diretto. Posso però dire di aver letto con attenzione la recensione e i commenti e mi sembra che si sia fatto un gran parlare (soprattutto in questi ultimi) di cose piuttosto opinabili.
      Nella recensione sono state espresse OPINIONI PERSONALI sia riguardo la trama, sia riguardo stile e contenuti e mi pare, purtroppo, che i punti che hanno suscitato dubbi e perplessità siano stati piuttosto numerosi.
      Se tu ritieni che Nicol incarni un esempio da seguire, o pensi semplicemente che non sia poi tanto diversa da una comune ragazza, sei liberissima di dirlo. Così come Angharad e Amaranth sono libere di dire di aver trovato la sua figura piuttosto avvilente per il genere femminile.
      Personalmente preferisco personaggi femminili forti, che non hanno bisogno di un uomo da seguire per sentirsi realizzate, ma i gusti son gusti e non sindacherò certo su questo.
      Forse è perché mi sono sentita ripetere fino alla nausea che se un uomo mi tira anche solo uno schiaffo devo chiudere con lui all'istante, ma la storia di Nicol (da come ne ho sentito parlare nella recensione) mi ha fatto letteralmente accapponare la pelle. Che sia un'esagerazione, che Manuel arrivi a "sbatterla contro un muro" in un momento di esasperazione, su questo non ci piove. Per me resta un comportamento inaccettabile e da quello che ho capito nel libro non viene fatto passare questo messaggio. Anzi, è Nicol che si scusa.
      Che poi i passaggi psicologici che portano Manuel a diventare un uomo diverso (rispetto al quasi-stupratore iniziale, questo non dimentichiamocelo) siano tratteggiati con cura, mi spiace, ma credo che non spetti all'autrice dirlo.
      Concludo dicendo che si tratta di una mia opinione, espressa, spero, senza insultare nessuno.
      In fondo la prima lezione da imparare, SEMPRE, è di non impartire lezioni a meno di non avere una cattedra e un pubblico consenziente.

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  7. Credo sia inutile parlare ancora.
    Ribadisco solo che il modo in cui questo romanzo è stato da voi interpretato è del tutto personale.
    Tra quanto ho scritto e quello che dite non trovo una rispondenza reale ed è la prima volta che mi capita. Nessun’altra persona, tra le diverse che hanno letto il libro, ha fatto osservazioni come le vostre in merito alla valutazione morale, mentre altre ricorrono spesso. Lo dico semplicemente per far capire che non è un elemento così presente come dite, altrimenti sarebbe stato subito e immediatamente notato da tutti.
    Mi dispiace che in una storia al 90% piena di dolcezza la vostra attenzione si sia concentrata solo su quei pochi punti che menzionate, i quali sono inseriti in un contesto che ne determina le ragioni.
    In quanto al “pressare” erano passati mesi da quando vi avevo inviato il testo, per questo ho chiesto qualche volta informazioni ad Amaranth, con la quale ho parlato piacevolmente più di una volta in chat. Non avevo idea del vostro modo di pensare e di quanto fossero diversi i nostri punti di vista.

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    1. Sì, è alquanto inutile. C’è divergenza di opinioni e sta diventando una discussione sterile.
      Siamo noi a ribadire che non ci siamo concentrate su quella che tu definisci “nostra interpretazione”. Credici, il voto e giudizio complessivo NON è imputabile a ciò. Siamo convinte di aver esplicato le varie ragioni che ci hanno portate a dare un giudizio negativo, riguardanti sia intreccio che stile.
      Per quanto ci riguarda, chiedere ogni due o tre giorni, per mesi, quando avremmo iniziato il libro, anche se abbiamo ripetuto ENTRAMBE più volte che c’erano altri romanzi in attesa ricevuti ben prima del tuo e che eravamo impegnate (perché ribadiamo che il blog è una passione, mentre le nostre priorità nella vita sono altre, come università e lavoro) si chiama pressare. Abbiamo sempre risposto ai tuoi messaggi in modo educato, e questo non ha influito sul nostro giudizio che, come non ci stancheremo mai di ripetere, è stato dettato da TUTTA l'opera e non solo da alcuni dettagli.

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  8. Ma io non parlo del giudizio negativo in generale, ho piacere di leggere critiche costruttive che possano servire a migliorarmi. Parlo di quanto abbiamo discusso qui, di quei punti riguardanti il giudizio morale che avete dato, non mi sembra di aver detto nulla rispetto al resto. (In che misura abbiano influito nel giudizio generale non lo so e non mi interessa).
    Tutto il rapporto dolcissimo e intenso tra i due personaggi, che occupa la maggior parte del libro, dove sta? L’amore che vince sull’odio…
    Qual è il tema di questo romanzo? Sembra una storia di violenza. Questo non lo accetto, perchè non è vero, poi mi potete dare 2, 1, 0. Credete che sia semplicemente un numero a contare?
    E non è vero che ogni due giorni vi domandavo! Quando passa tanto tempo, è normale che cominci a chiedere informazioni e lo facevo perché tenevo davvero tanto al vostro giudizio. Mi dispiace ora di scoprire che vi infastidivo, se l’avessi capito subito, avrei evitato proprio di contattarvi. Alcune volte, Amaranth, abbiamo parlato insieme di cose che non c’entravano nulla con il mio libro e mi faceva piacere, credevo fosse lo stesso per te.
    Comunque inutile parlare…sì, è decisamente sterile.

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    1. Virginia, cerchiamo di distinguere il rapporto personale da quello "professionale". Abbiamo parlato di tante cose e mi ha sempre fatto piacere. Sono stata gentile e disponibile, mi pare. Vuoi negare di aver insistito, fallo.
      Dubitiamo di essere state le uniche con cui l'hai fatto.
      Non voler comprendere che ci sono dei tempi che dipendono innanzitutto dalla dedizione con cui leggiamo i romanzi che gli autori ci inviano (il tuo compreso) è una mancanza di rispetto.
      Inoltre, sarebbe gradita una lettura attenta della recensione nel momento in cui si pretende di riceverla per il proprio libro. Non abbiamo mai detto che la tua è una storia di violenza, ma abbiamo sottolineato quanto venga edulcorato ogni aspetto critico.
      E con questo desideriamo porre fine a questo show.

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  9. Spero non vi capiti mai di leggere Bukowski...

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    1. Micaela, ancora una volta ci giudica senza conoscerci e senza avere la minima idea di quali possano essere state le nostre letture.

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  10. Ci sta che il libro non vi sia piaciuto!!
    Io non l'ho letto, però mi sorge una domanda: qualcuno ha mai detto che un libro che tratta di sgozzamenti e omicidi, può essere un cattivo esempio per la società?
    Non so, secondo me i libri sono belli anche perché riportano cose che accadono nella realtà quotidiana (e non solo cose belle). Poi il modo in cui vanno proposte deve essere almeno scritto decentemente e non esagerato, ma su questo non posso esprimermi; non posso certo giudicare un libro da due citazioni! E, sempre per questo non posso giudicare la vostra recensione, né la storia della scrittrice.
    Poi, ovviamente, ci sono persone che vedono la situazione come troppo esagerata e altre che, al contrario, la tollerano. E' una questione di impressioni e di concezione degli aspetti.
    Detto questo, spero che gli animi di tutti si tranquillizzino e, magari, anche di avere una possibilità di leggere questo libro per poter verificare la faccenda e dire la mia!
    A presto e buon proseguimento!

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    1. Forse nella recensione e nei commenti che, forniscono ulteriori spiegazioni, non siamo riuscite a essere chiare. Non ci sogneremmo mai di affermare che i libri non possano trattare di crimini, violenze o altri argomenti scabrosi. Al contrario di quanto ritenuto da qualcuno, abbiamo letto diversi romanzi che non solo trattano di efferati omicidi (tanto per citarne uno Profumo di Suskind) o di relazioni moralmente discutibili e non ultimo di violenze.
      Alcuni di questi romanzi ci sono anche piaciuti molto, ma riteniamo che il divario tra La maschera nera e i libri che citiamo ci sia una differenza fondamentale: la forte condanna del gesto o, quanto meno, la possibilità di una lettura critica. Nel romanzo della Mandolini (e ci sembra ingiusto insistere) vi è l'esaltazione di un amore riparatore: l'amore che riesce a perdonare tutto.
      Non puoi giustamente esprimere una tua opinione a proposito ed è indubbio che certe impressioni dipendano dalla sensibilità e dalla visione della vita personali.
      Grazie per aver letto la recensione e il confronto con l'autrice e aver condiviso con noi le tue idee.

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  11. Leggo ora la vostra recensione e la lunga discussione che ne è derivata. Io ho letto il romanzo e mi è piaciuto. Ho trovato la vostra recensione molto analitica anche se mi sono dispiaciuti alcuni punti, effettivamente sembrava fosse tutto incentrato sulla NON emancipazione della donna, anche se, devo ammettere, Nicol non è stata apprezzata in pieno neanche da me, ma è anche vero che al mondo non si è tutti uguali. A me è particolarmente piaciuta la dolcezza che trapelava in tutto il romanzo e anche l'argomento favelas che mi ha spinto anche a fare approfondimenti personali. Condivido con voi anche il messaggio finale (che sia stato intenzionale o no) non è solo l’amore a trionfare, ma anche la fede e la volontà di aiutare i meno fortunati.

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    1. Ci dispiace a nostra volta che la scelta di parlare di un tema che abbiamo particolarmente a cuore (la violenza più che la non emancipazione della donna), prima di affrontare altre questioni, abbia penalizzato il resto della recensione.
      La non emancipazione della donna non è una caratteristica che possiamo oggettivizzare rispetto al romanzo, perché è un elemento che definisce Nicol. La violenza, al contrario, è un argomento importante che può offrire spunti di riflessione costruttiva.
      La nostra recensione sottolinea diversi punti deboli del romanzo e vorremmo che venissero tenuti in altrettanta considerazione, non come fonte autorevole, ma come personale giudizio.
      Il messaggio finale è intenzionale: è quanto ci ha trasmesso La maschera nera e ti ringraziamo per averlo notato.

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