domenica 3 marzo 2013

Gocce di magia

Ogni libro è una successione di immagini e parole. Spesso alcune di queste colpiscono più di altre, lasciandoci del libro quei ricordi che poi restano anche a distanza di anni. Questi piccoli frammenti di storie possono ricreare atmosfere ed emozioni.
Per questo, ogni settimana, condivideremo con voi un piccolo frammento di storia, nella speranza che lasci qualcosa anche in chi non l’ha ancora letta.

L’Ultima Profezia del mondo degli Uomini, L’Epilogo, Silvana de Mari

Quando ormai solo la costa resisteva all’invasione, quando ormai l’assedio era totale, quando ormai non solo il mondo degli Orchi ma anche quello degli Uomini era stato asservito, ridotto al dolore, alla morte e alla miseria, si presentò il terzo possibile sposo. Questa volta invertirono lo schema.
Ora decisero di sposarsi subito, in modo da poter percorrere insieme almeno un pezzo dell’ultimo tratto di vita. Il primo mancato sposo della madre era stato, nonostante la giovanissima età, uno dei maggiori poeti di Erbrow, il secondo un grandissimo arpista.
Quello che alla fine diventò il suo consorte, il padre di Raniria, era un mezzo Orco, che a malapena sapeva scrivere il proprio nome. Amava la madre da sempre e mai avrebbe osato avvicinarsi, se tutta l’infinita barbarie dell’invasione non fosse venuta a devastare le loro vite, le loro terre e i loro destini. Non era bello, non quanto lei almeno, però sapeva tirare con l’arco, maneggiare un’ascia e anche una mazza chiodata. Questo era il motivo per cui lui, a Hidra, contrariamente al poeta, era rimasto vivo. Dalla ritirata di Varil, contrariamente all’arpista, era tornato vivo. Era riuscito a mettersi in salvo nella terribile rotta di Daligar, nonostante fosse ferito e con un compagno ancora più malconcio sulle spalle. Osò andare dalla madre a offrirle quello che aveva: era vivo e l’amava. Era uno degli ultimi comandanti del mondo libero.

Alaisse

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