martedì 5 febbraio 2013

Nuova Terra

Intervista all'autrice

Dopo fervidi preparativi, il giorno è arrivato! Siamo tutte pronte ad accogliere la nostra ospite. Il vino è in tavola e i dolci anche… non resta che aprire le porte di Casa Chevalier e attaccare il banchet… ehm, e salutare Dilhani Heemba!
Se avete letto la mia recensione saprete che ho amato molto il suo romanzo (se non l’avete letta che fate ancora qui? Correte a scoprire di cosa parla la sua creaturina!) e quindi nel mio piccolo voglio contribuire a farlo conoscere.
E ora diamo il benvenuto a Dilhani!

Ciao, Dil! Grazie per aver accettato di rispondere alle mie curios…ehm, domande! ^^ Innanzitutto parlaci un po’ di te…chi è Dilhani?

Ciao, Angharad.
Grazie per questo spazio che mi dedichi e che verte a farsi gli affari m… ehm, a fare un intervista ;) Chi è Dilhani? Bella domanda, una di quelle che mi fa venire le crisi di identità. Appurato che sono io, o io in parte, direi che si tratta di una ragazza di Roma, di origini indiane: sono nata nello Sri Lanka. Vivo nella capitale da quando ho due anni, sicché di indiano, purtroppo, ho ben poco. Dilhani è uno pseudonimo dietro al quale ci sono io. Chiaro, no?

Come ti sei avvicinata alla scrittura e quanto è importante per te?
Quando ero piccola inventavo storie, quelle che giochi con i tuoi coetanei o con i peluche e le bambole; dicevamo "facciamo un gioco di fantasia?" e si giocava così, dandoci nomi e creando piccole trame sul momento. Quando ho iniziato a scrivere, ho spesso portato il tutto su carta, in buona parte spinta da mia madre -e alle medie anche dalla mia professoressa, anche se si trattava per lo più di temi, che poi mi costringeva a leggere rendendomi agitatissima-. Per me scrivere è importantissimo sia perché ne traggo un piacere immediato nel mettere insieme immagini e parole, sia perché mi permette di spostarmi altrove -almeno con la mente-, sia perché molto spesso lo trovo catartico.

Oltre che scrittrice, sarai sicuramente anche una lettrice…quindi, hai un genere preferito o sei onnivora? E i tuoi autori preferiti quali sono?
Sì, sono dell'idea che qualsiasi scrittore che voglia essere tale debba necessariamente anche leggere e dovrebbe leggere tutto. Ci sono generi che mi provocano l'orticaria, ma per lo più sono onnivora e mi sforzo di leggere cose diverse. Se devo leggere per il piacere di distrarmi, prediligo senza ombra di dubbio l'avventura, tuttavia per me sono come calamite le storie di vita, vere o inventate, per farti qualche esempio, potrei citarti autori come Torey Hayden o Khaled Hosseini -per quanto del quo genere abbia preferito autori meno conosciuti- Se parlo in senso assoluto di un autore preferito, dico la Carey, senza ombra di dubbio.

La Carey! Uno dei miei amori! Sono rimasta vergognosamente indietro con la saga di Imriel… Adesso esulo un attimo dall’intervista, ma devo! Personaggio preferito? Per quanto mi riguarda Joscelin, è stato amore a prima vista e non ho mai ceduto.
Senza ombra di dubbio, Phèdre: mi è entrata dentro come pochissimi altri personaggi e nonostante sia molto diversa da me. Melisande invece è un personaggio che mi ha stregata: credo che sia un cattivo fantastico! Che bello, tra pochi giorni esce l'ultimo della Carey edito in Italia! Così, per rimanere OT…

Sono più che d’accordo su Melisande, la detesto con tutta me stessa, ma allo stesso tempo la ammiro…è una dei migliori antagonisti in circolazione.
E ti è capitato di leggerla in lingua? Io temo di trovarla troppo complessa, avendo intrapreso da poco questa strada.

Sì, ho provato anche io, per piacere, per curiosità e per iniziare a leggere in inglese i libri. Purtroppo ho iniziato da quello sbagliato! Come dici tu, davvero difficile per una povera romanaccia come me. Questi sono i momenti in cui invidio Shay!

Nuova Terra è il tuo primo romanzo ed è auto pubblicato, un lavoro decisamente impegnativo e faticoso dovendo provvedere da sola a tutti quegli aspetti di cui si occupa di solito la casa editrice. Cosa ti ha spinto a fare questo passo? Come hai fatto e hai consigli per qualcuno che voglia fare lo stesso?
Ho scelto di autopubblicarmi quando oltre a dei secchi no, ho iniziato a ricevere risposte molto positive che però non portavano al contratto. Più di ogni altra cosa, desideravo farmi leggere e ho puntato tutto su quello. Detto questo, non so se consigliare l'autopubblicazione, è un lavoro pieno e in cambio ti dà una fetta minuscola del mercato: scrivi, ti rileggi mille volte, correggi, tagli, tutto da sola, poi ti occupi di impaginare, di fare la copertina, di comprare codici IBSN, di farti pubblicità senza spammare. Non sei più solo scrittore, diventi grafico, impaginatore, responsabile marketing, ufficio stampa e tutte quelle piccole cose che di solito portano un libro al pubblico. E dal pubblico sei dipendente più che mai, perché non puoi contare su un bel cartellone in libreria o sulla pubblicità del marchio, fa fede solo il passaparola e quello non lo puoi spingere in nessun modo, sono i lettori a farlo, se ne hanno voglia, se gli gira bene.
Ho tra l'altro scelto di stamparlo in tipografia, questo vuol dire diventare anche imprenditori e assumesi il rischio di impresa. Onestamente, non so se sia la strada giusta, ci sono autori che pubblicano su siti di selfpublishing, che spendono i soldi in pubblicità e spammano a destra a manca, forse fanno bene loro: il libro costa di più, però il lavoro è di meno e probabilmente hanno più successo di me. Credo che, a breve, tenterò anche quella strada, visto che in un anno mi sono fatta conoscere almeno un po' e sta andando bene.

Dove hai tratto l’ispirazione per Nuova Terra?
Il romanzo è il frutto di tre particolari eventi: un sogno, un viaggio, i documentari. Il sogno è stato fatto mesi prima e in un certo senso mi ha dato i protagonisti e la storia; il viaggio è il viaggio nello Sri Lanka, la cui situazione mi ha dato il background politico del libro; i documentari sono quelli che parlavano della fine del mondo come lo conosciamo oggi e mi hanno dato il dove, come e quando.

Mi ha molto affascinata la questione della lingua: c’è stata una vera e propria fusione che ha portato ad una riduzione delle lingue parlate. Come è nata questa idea?
Quando ho iniziato a dare un senso alla trama e a crederci come opera da concludere, e in caso da far leggere, ho cercato di analizzare i mille dettagli presenti; sono certa che molti mi sono sfuggiti; ancora oggi quando rileggo NT penso che avrei potuto approfondire tanti temi qui e là, cosa che però rischiava di appesantire troppo il tutto. Le lingue fanno parte di questi dettagli: ho immaginato il mondo dopo qualche secolo dalla devastazione e ho immaginato nel quotidiano di tutti i giorni cosa potesse cambiare, la fusione di lingue come quella delle etnie, i vari credo religiosi, come sarebbero cambiati e infine la tecnologia. In un percorso naturale, la linguistica ci insegna che le lingue non cambiano e non si amalgamo tra loro in così poco tempo (un paio di secoli sono pochissimi in termini storici), ma in un mondo post apocalittico, per tutto ciò che rallenta c'è tutta un'altra dimensione che deve accelerare, che è quella della sopravvivenza e tra queste, a mio avviso, c'è sicuramente il bisogno di comunicare: ho immaginato una sorta di babilonia nella quale ognuno per andare avanti doveva amalgamarsi con l'altro, comprendersi e farsi comprendere, creando così diverse lingue corrispondenti alle lingue più vicine tra loro, in termini di glottologia, ma soprattutto in termini meramente fisici. Una sorta di fusione forzata, soprattutto nell'ambiente di Nuova Eyropa.

Talvolta i protagonisti hanno un pizzico dell’autore in sé, ciò vale per Shay? C’è qualche aspetto di lei che ti rispecchia?
Assolutamente sì. Come ho scritto altrove, Shay è un mio triplice riflesso: è ciò che sono, ciò che non sarò mai e ciò che vorrei essere. Non posso elencare tutto quanto, ti faccio giusto qualche esempio: lei è impulsiva, io prima di fare una cosa ci penso duemila volte; ha questo senso irremovibile di giustizia, che condividiamo, solo che lei si dà da fare, io riesco a fare ben poco, anche se vorrei agire.
Questo vale per tanti altri aspetti: condividiamo la passione per l'ananas e lo scetticismo per la televisione; lei ha serie difficoltà con i cavalli e la tecnologia, io invece adoro i cavalli e la tecnologia mi affascina, nonostante non sia propriamente ferrata. Shay combatte, in termini fisici, e questo è ciò che mi piacerebbe saper fare.

E ora faccio una domandina perfida: il personaggio di Nuova Terra che ami di più è…?
La domanda in sé è legittima, è la risposta che è difficile, gioco il jolly e dico Shay!

Ah, il jolly! Non me l’aspettavo! ;) D’altronde io stessa trovo difficile dare una risposta… mi sembra quasi scontato dire Dahal! Tra l’altro ho notato che tendo a fare come Shay, lo chiamo un po’ Dahal e un po’ Ahilan.
Mi è piaciuta molto la scelta di tigri e lupi come forma animale; adoro i felini in generale e le tigri in particolare, e anche i lupi mi affascinano molto. Come mai hai scelto proprio questi animali?

I lupi, le tigri e i cavalli sono tra i miei animali preferiti. Nel sogno di cui parlavo, c'erano Razze diverse che si facevano guerra, nel sogno avevano differenze somatiche e -credo- aliene, ho cambiato questi aspetti tramutandoli in animali. Le Tigri Tamil sono i ribelli dello Sri Lanka e, visto che avevo bisogno di animali "forti", le tigri cadevano a pennello. In un certo senso anche i lupi: i Lupi Grigi sono un movimento estremista turco coinvolto nel tentato omicidio del precedente papa. Insomma, ho mescolato nomi di criminali, con animali di cui avevo bisogno per la trama e che nello stesso tempo amavo.

A Nuova Terra segue Nuova Vita e so di una nuova prossima pubblicazione…Ti va di parlarne?
Sì, la mia prossima pubblicazione è uno spin off su un personaggio di Nuova Vita, qualcosa che due mesi fa neppure avrei immaginato: è piovuto dal cielo e -un po' come NT1- si è scritto da solo; nasce dalla richieste delle lettrici (sì, le femminucce) e si discosta un pochino dalla saga non solo perché i personaggi sono altri, ma anche perché il genere cambia: benché sia rimasto il filo dell'avventura, si perdono i toni della guerra e il fantastico, si passa a una storia privata, non più un libro di ampio respiro come quello di Shay. Roberta Tomi ha definito Nuova Terra un'epopea, qui ho voluto restringere il campo. Poiché è nato per gioco su battute a sfondo sessuale su Gustav Esposito, detto Tip, lo spin off affronta una relazione sessuale (beh, un paio volendo, ma la principale è una) e contiene sesso esplicito; la sessualità diviene l'espressione di una vita normale, ma anche l'espressione del gioco, del piacere fisico, dei sentimenti, di ingiustizia e insicurezza; inoltre, questa volta ho cercato di essere il più lineare possibile e quando ho messo il punto al libro (che voleva essere di qualche pagina e invece ora supera le 200), ho iniziato, mio malgrado, a tagliare qui e là.

E hai qualche altro progetto in cantiere?
Sì, prima dello spin off, stavo scrivendo un Urban Fantasy che si svolge a Roma, spinta un po' da "Le Figlie di Ananke. Black Light" e un po' dalla richiesta di case editrici di scrivere questo genere. Ho la bozza e la parte iniziale di un fantasy più classico e il plot di una storia che di fantasy non ha nulla, ma per ora non aggiungo altro. Ci sono un paio di romanzi, scritti al liceo, mainstream, che vorrei rivedere. Purtroppo tante cose e una vita sola.

Grazie mille, Dil, per essere stata ospite qui. E ti faccio i miei più sentiti auguri per i tuoi progetti futuri! Continuerò a seguirti con piacere! (Leggasi: non ti libererai mai più di me, sappilo!)
Ah, ah! Grazie a voi.

Che dite? Vi abbiamo incuriositi abbastanza?
Per acquistare il romanzo potete rivolgervi direttamente all’autrice (qui trovate tutte le informazioni), e se avete dubbi non esitate a chiedere, perché è molto disponibile.
Potete visitare il sito del romanzo e il suo blog personale. E se siete curiosi di leggere qualcosa di suo, qui potete leggere "Le Figlie di Ananke. Black Light".

Angharad

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