mercoledì 29 agosto 2012

Gocce di magia

Ogni libro è una successione di immagini e parole. Spesso alcune di queste colpiscono più di altre, lasciandoci del libro quei ricordi che poi restano anche a distanza di anni. Questi piccoli frammenti di storie possono ricreare atmosfere ed emozioni.
Per questo condivideremo con voi un piccolo frammento di storia, nella speranza che lasci qualcosa anche in chi non l’ha ancora letta.

Come sabbia è il mio amore, Kyōichi Katayama

Gli esseri umani nascono, invecchiano, si ammalano e infine muoiono. Per quanto grande sia il nostro attaccamento alla vita, quando giunge il momento estremo non abbiamo altra scelta che la morte. In un’urgenza simile, fin troppo ovvia, non ci rimane più neppure il tempo di pensare. Riflettere è inutile, non giova a nulla, eppure è impossibile esimersi dal meditare su un tale evento, anche se trascende le nostre possibilità di intervenire. La morte pareva a Shun’ichi qualcosa di eccessivo. Qualcosa che, di certo, andava a braccetto con la solitudine. Secondo i filosofi, la paura della morte aveva suscitato nell’uomo il bisogno di spiritualità, mentre il senso di solitudine era connaturato nella psiche umana dalla sua origine. Per superare la solitudine l’uomo aveva cercato una compagna con cui avere discendenti: questo era l’amore. Amore e solitudine: le due facce dell’essere umano. Un amore irragionevole e una solitudine immotivata.

Alaisse

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