martedì 1 maggio 2012

A prima vista

Le prime parole di un libro sono le scintille che accendono la curiosità e attraggono il lettore trascinandolo in un mondo nuovo, tra carta e emozioni. Vi invitiamo a scoprire gli incipit che ci hanno più appassionato e che abbiamo scelto per invogliare anche voi a proseguire la lettura.

La ragazza della torre, Cecilia Dart-Thornton

Senza inizio e senza fine, la pioggia cadeva incessante, simile a un tamburellare di dita impazienti.
La creatura conosceva soltanto quel suono e l’ansito raspante del proprio respiro, non aveva idea della propria identità, né serbava ricordo di come fosse giunta in quel luogo, da cui uno scopo vago e informe la sospingeva verso l’alto, nell’oscurità, inducendola a strisciare su strati di pietra e in mezzo a rami grondanti. Talvolta dormiva o forse perdeva soltanto conoscenza.
La pioggia smise di cadere.
E il tempo continuò a scorrere.
Con arti sempre più rigidi, la creatura senza nome continuò a muoversi e, arrivata a un tratto di terreno pianeggiante, si sollevò sulle gambe tremanti e prese a camminare, mentre schegge di pensieri le vorticavano nella mente, simili a foglie morte.
D’un tratto il terreno scomparve da sotto i suoi piedi ed essa precipitò, arrestandosi bruscamente, con una fitta di dolore lancinante, allorché un bracciale che le cingeva un polso s’impigliò in una sporgenza. Come un’esca appesa a un amo, rimase a penzolare lungo la parete dell’altura.
A poco a poco, con uno sforzo enorme, la creatura sollevò l’altro braccio e, con dita dalle ossa sottili come quelle di un uccello, trovò il gancio di apertura e lo fece scattare; il bracciale si aprì ed essa cadde.
Se fosse atterrata sulle rocce, sarebbe rimasta uccisa, una sorte forse più clemente… Rovinò invece su una verdeggiante macchia di edera paradossa e lì rimase per ore, priva di sensi, mentre i succhi infidi delle foglie velenose le aggredivano il viso. Quando si riprese, troppo debole per gridare, la creatura usò le sue ultime energie per strisciare lontano dai cespugli e girarsi verso il sole del mattino, rivolgendo al cielo il viso diventato orribile.

Angharad

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